Influenza al capolinea, 472mila casi in sette giorni ma l'attenzione ora si sposta sul virus respiratorio sinciziale
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Redazione Salute
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La curva epidemiologica tracciata dal sistema di sorveglianza RespiVirNet, che l’Istituto Superiore di Sanità coordina ormai da anni avvalendosi della rete dei medici sentinella, prosegue la sua discesa. Nella settimana compresa tra il 9 e il 15 febbraio, il numero di italiani messi a letto da sindromi respiratorie acute è stato stimato intorno alle 472mila unità; un dato che, se confrontato con le 531mila infezioni della rilevazione precedente, conferma il superamento della fase più critica della stagione. Dall’avvio delle rilevazioni, il contatore ha superato quota 11,4 milioni di soggetti colpiti, un numero destinato a crescere ancora nelle prossime settimane sebbene con un ritmo più lento -10.
Il calo dell’incidenza, che nella popolazione generale si attesta ora a 8,6 casi ogni mille assistiti contro i 9,7 della settimana precedente, non deve trarre in inganno. La circolazione virale, infatti, continua a mantenere una presa salda sui bambini al di sotto dei quattro anni: in questa fascia d’età il tasso raggiunge i 33 casi ogni mille abitanti, un valore quasi quadruplo rispetto alla media nazionale e che testimonia come i più piccoli rappresentino il principale serbatoio epidemiologico. La discesa dei contagi, peraltro, non significa la fine della stagione dei malanni, quanto piuttosto l’inizio di una fase di transizione in cui altri patogeni potrebbero prendere il sopravvento.
La nuova minaccia: il virus respiratorio sinciziale in agguato per la primavera
Se l’influenza classica, causata principalmente dai ceppi A H1N1 e H3N2, sta esaurendo la sua spinta, l’attenzione degli infettivologi si sta spostando verso altri agenti patogeni. Tra questi, il virus respiratorio sinciziale, meglio noto con l’acronimo VRS, è quello che desta le maggiori preoccupazioni per le prossime settimane. Le proiezioni indicano una possibile impennata dei casi tra marzo e aprile, una tempistica che si discosta leggermente dalla classica stagionalità invernale di questo virus, ma che gli esperti spiegano con la sovrapposizione e il ritardo delle ondate epidemiche dei diversi virus respiratori -2-5. Il VRS, che nei bambini molto piccoli e negli anziani fragili può causare complicanze serie come bronchioliti e polmoniti, troverà probabilmente un terreno fertile in una popolazione già provata da settimane di contatti con agenti infettivi -9.
L'analisi del bollettino e la co-circolazione dei virus
Osservando i dati epidemiologici nel loro complesso, emerge un quadro che è ormai consuetudine per le stagioni influenzali moderne: non esiste un solo virus, ma una vera e propria costellazione di patogeni che circolano in contemporanea -7. Accanto ai virus influenzali, i laboratori continuano a isolare il SARS-CoV-2, che non ha più una dinamica epidemica distinta ma si è stabilizzato nella circolazione, e i comuni rhinovirus. È in questo brodo di coltura virale che il virus respiratorio sinciziale troverà spazio per diffondersi, complicando il quadro clinico e rendendo più difficile, per i medici di base, la diagnosi differenziale basata solo sulla sintomatologia -1-3. La co-circolazione implica che un soggetto possa essere contagiato da più virus in sequenza o, talvolta, in contemporanea, allungando i tempi di convalescenza.
Dalla Toscana al resto del Paese, un’epidemia che arretra in modo disomogeneo
Il dato nazionale, seppur in chiaro miglioramento, nasconde realtà regionali diversificate. In Toscana, ad esempio, l’incidenza si mantiene al di sotto della media nazionale, segno che la discesa della curva non avviene in maniera uniforme su tutto il territorio. Questo andamento a macchia di leopardo è tipico della fase discendente di una pandemia o di una vasta epidemia stagionale: il virus tende a ritirarsi prima da alcune aree per persistire più a lungo in altre, magari quelle in cui le temperature si mantengono più rigide o dove c’è stata una minor circolazione nelle settimane precedenti -4. La sorveglianza RespiVirNet rimane dunque uno strumento fondamentale per monitorare questi scostamenti e modulare le campagne di comunicazione e prevenzione a livello locale, sebbene l’attenzione debba rimanere alta in ogni contesto, specialmente in vista dell’arrivo del VRS. La stagione influenzale, insomma, non è ancora archiviata, ma è entrata nel suo capitolo finale, dove i riflettori si spostano dai numeri imponenti dell’influenza alla subdola avanzata del sinciziale -8.




