Virus respiratorio sinciziale, tre bambini in terapia intensiva a Torino e oltre novanta ricoveri in Piemonte
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Redazione Salute
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L’allarme, in queste ore, arriva direttamente dai reparti di pediatria piemontesi, dove la pressione assistenziale è tornata a farsi sentire con forza, complice una circolazione virale che non accenna a dare tregua, e il principale indiziato, spiegano i medici, non è tanto il virus dell’influenza quanto il Virus Respiratorio Sinciziale, il cosiddetto Vrs. A lanciare il grido d’allarme, attraverso i suoi canali social, è stato l’infettivologo Matteo Bassetti, il quale ha segnalato un vero e proprio boom di accessi e ricoveri tra i più piccoli, una situazione che ha messo e sta mettendo a dura prova la capacità ricettiva degli ospedali della regione, con il centro di riferimento regionale, l’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, epicentro indiscusso di questa emergenza sanitaria. Il quadro clinico che si presentano davanti i sanitari è spesso complesso, perché non di rado i bambini, specialmente i neonati, arrivano in pronto soccorso con quadri di insufficienza respiratoria acuta, una condizione che può degenerare rapidamente richiedendo il supporto dei reparti di terapia intensiva. Al momento, si contano oltre novanta piccoli pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie del Piemonte per complicanze legate a infezioni respiratorie, e di questi, ben quarantatré sono concentrati nel solo presidio torinese, tre dei quali – numeri che fanno riflettere sulla gravità del momento – si trovano in rianimazione, lottando tra la vita e la morte con il supporto dei macchinari e l’assistenza costante del personale medico e infermieristico -1-5.
Un’infezione subdola e particolarmente aggressiva nei primi mesi di esistenza
Il Virus Respiratorio Sinciziale, spiegano gli esperti, non è certo una novità per i pediatri, ma la sua pericolosità risiede nella capacità di colpire le vie aeree più sottili e delicate dei lattanti, provocando bronchioliti e polmoniti che in un adulto o in un bambino più grande si risolverebbero probabilmente con un banale raffreddore -3. La difficoltà respiratoria che ne consegue, caratterizzata da un respiro rapido e affannoso, dal cosiddetto wheezing e dalla difficoltà ad alimentarsi, è il segnale che i genitori non devono sottovalutare, quello che impone una valutazione medica tempestiva per evitare che le condizioni del bimbo peggiorino ulteriormente. La maggior parte dei piccoli ricoverati, e questo è un dato che gli infettivologi sottolineano con una certa preoccupazione, è rappresentata da neonati che non avevano ricevuto la profilassi con l’anti monoclonale, un trattamento preventivo, il Nirsevimab, che la Regione Piemonte aveva acquistato in trentamila dosi per la stagione invernale 2025-2026 proprio per scongiurare questo genere di complicanze, forte dei risultati positivi ottenuti nell’anno precedente in termini di riduzione degli accessi in Pronto Soccorso e dei ricoveri -2-7. Una prevenzione, quella offerta dal monoclonale, che si è rivelata decisiva laddove è stata applicata, come confermano i dati provenienti da alcune realtà locali, come quella di Biella, dove il direttore del Dipartimento Materno Infantile, Paolo Manzoni, pur registrando una circolazione del virus, ha potuto constatare una situazione più contenuta rispetto al capoluogo piemontese, merito proprio dell’immunizzazione diffusa tra i nuovi nati -4.
Il Regina Margherita sotto pressione e il profilo dei piccoli pazienti
La situazione all’interno dell’ospedale Regina Margherita, diretto da Franca Fagioli, è diventata negli ultimi giorni lo specchio di un’emergenza che non accenna a placarsi, con i reparti di pediatria generale e di pneumologia che lavorano a ritmi serrati per garantire assistenza a decine di famiglie, e la terapia intensiva che monitora costantemente le condizioni dei tre bambini lì ricoverati, le cui condizioni, seppur definite stabili, restano comunque serie a causa di infezioni multiple che talvolta si sovrappongono, complicando il quadro clinico e la risposta alle terapie -1. Non è solo il Vrs, infatti, a circolare in questa fase, ma anche il rhinovirus e altri virus respiratori, compresi quelli influenzali, che creano un mix infettivo particolarmente aggressivo per le difese immunitarie ancora immature dei bambini al di sotto dell’anno di età. L’analisi dei dati epidemiologici regionali, forniti dal Servizio di epidemiologia (Seremi), rivela un dato che potrebbe apparire controintuitivo: mentre l’incidenza delle infezioni respiratorie acute sta calando nella popolazione generale, nella fascia d’età compresa tra zero e quattro anni si registra un incremento costante da tre settimane, segno che il virus ha eletto i più piccoli a suoi bersagli preferenziali -1.
I numeri dell’emergenza e la risposta dei sanitari
Se si allarga lo sguardo all’intera regione, il quadro che emerge è quello di una stagione influenzale che, pur avendo colpito duramente, con una stima di circa 784mila piemontesi colpiti da infezioni respiratorie acute da metà ottobre a oggi e circa 40mila nuovi casi solo nell’ultima settimana di gennaio, sta mostrando i primi segnali di flessione, ma nei reparti pediatrici la musica è ben diversa -1-2. I medici del Regina Margherita, così come quelli degli ospedali Martini e Maria Vittoria di Torino e delle varie pediatrie provinciali, si trovano a gestire un’affluenza che non è quella di una normale ondata influenzale, e il principale responsabile, lo ripetono, è il Vrs, che sta mettendo in ginocchio i reparti con decine di bambini in difficoltà respiratoria. La maggior parte dei neonati che giungono in ospedale con una bronchiolite conclamata non era stata immunizzata, e questo, agli occhi dei clinici, rende ancora più evidente l’importanza della campagna di prevenzione avviata dalla Regione, una campagna che, se seguita in modo capillare, avrebbe probabilmente alleggerito in modo sensibile il carico sugli ospedali, riducendo il numero di accessi in Pronto Soccorso e di conseguenza i ricoveri, soprattutto quelli più gravi che richiedono le cure intensive. La strada per uscire dall’emergenza, secondo gli esperti, è ancora lunga, e almeno fino a marzo la pressione sui reparti potrebbe rimanere elevata, complice anche la variabilità delle temperature e la ripresa della frequentazione di ambienti chiusi e comunità come asili nido e scuole dell’infanzia, che favoriscono la trasmissione del virus -1-6.




