Il virus respiratorio sinciziale torna a caricare i reparti piemontesi: oltre novanta bambini ricoverati a Torino e una campagna di immunizzazione che già esiste
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Redazione Salute
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Si contano adesso, nei reparti di pediatria del capoluogo piemontese e non solo, piú di novanta piccoli pazienti costretti al ricovero per insufficienza respiratoria acuta; tra loro, diversi neonati si trovano in terapia intensiva al Regina Margherita di Torino, e una quota significativa di questi – particolare tutt’altro che marginale, come hanno sottolineato sia l’infettivologo Matteo Bassetti sia i primari ospedalieri – non aveva ricevuto la profilassi con l’antiCorpo monoclonale. Il virus respiratorio sinciziale, il medesimo che nella stagione precedente aveva già messo in difficoltà il sistema sanitario, circola ora con intensità elevata in tutto il territorio regionale, e la provincia di Cuneo ne offre un esempio emblematico: l’ospedale Santa Croce e Carle, ha spiegato la primaria Eleonora Tappi, ha in carico cinque bambini di età compresa fra i cinque e i ventiquattro mesi, cui si aggiungono alcuni lattanti di peso inferiore, tre dei quali – nelle settimane scorse – sono stati trasferiti in rianimazione per la compromissione importante della meccanica respiratoria.
Mentre il quadro clinico nei pronto soccorso torna a farsi pesante, e la saturazione dei posti letto impone trasferimenti e turni di emergenza, è opportuno ricordare che il Piemonte non è stato colto impreparato sul piano organizzativo: già nel corso del 2024 la Regione aveva attivato, fra le prime in Italia, una campagna strutturata di immunizzazione basata sulla somministrazione dell’anti monoclonale, rivolta ai bambini nati a partire da gennaio 2024 e a quelli venuti alla luce durante la successiva finestra epidemica -2-5. I risultati, certificati dalla direzione sanitaria regionale, avevano mostrato una riduzione dei ricoveri fino al novanta per cento, un dato che aveva spinto l’assessore Federico Riboldi a confermare e anzi potenziare la misura anche per la stagione 2025-2026, con l’acquisto di trentamila dosi aggiuntive -2-5. La campagna, partita ufficialmente il primo ottobre 2025, prevede la somministrazione gratuita del farmaco – una singola iniezione sottocutanea con copertura stimata di cinque mesi – direttamente nei punti nascita per i nati fra ottobre 2025 e marzo 2026, oppure attraverso i pediatri di libera scelta o i servizi di igiene pubblica per i nati fra aprile e settembre 2025 -3-6-7.
Una prevenzione già rodato e l’amaro paradosso dei ricoveri evitabili
Di fronte a questo quadro, il riferimento ripetuto di Bassetti ai «molti neonati che non avevano ricevuto il monoclonale» assume il peso di una constatazione epidemiologica precisa e al contempo di una faglia evidente nella tenuta della rete territoriale. Perché se è vero, come osserva il direttore del dipartimento materno-infantile dell’Asl di Biella, Paolo Manzoni, che a Biella la situazione si mantiene «sotto controllo» proprio grazie all’adesione alla profilassi, è altrettanto vero che l’accesso alla preadesione online, veicolata attraverso il portale Salute Piemonte, non sembra aver raggiunto in modo omogeneo tutte le famiglie, e che i dati di copertura – per i quali la Regione non ha ancora fornito un aggiornamento relativo alle ultime settimane – potrebbero presentare differenze significative fra aree metropolitane e territori intermedi -1-4-10.
Il virus respiratorio sinciziale, che negli adulti si manifesta per lo più come un banale raffreddore, provoca nei primi mesi di vita quadri di bronchiolite anche molto severi: dispnea, ipossiemia, apnea nel sonno, difficoltà alla suzione; sintomi che in un lattante di poche settimane evolvono rapidamente verso il distress respiratorio, imponendo l’ossigenoterapia e talvolta il supporto ventilatorio -7-8. Le condizioni che aggravano la prognosi – la prematurità, la displasia broncopolmonare, le cardiopatie congenite, i deficit immunitari – sono note da tempo e rendono la prevenzione farmacologica non già una opzione fra le tante, ma lo strumento prioritario per evitare l’ingresso in terapia intensiva -6-10.
L’onda lunga del ricovero e i numeri che tornano a salire
Il conto dei ricoveri, intanto, prosegue la sua salita. Novanta bambini solo al Regina Margherita, più quelli di Cuneo, più i casi che affluiscono quotidianamente negli ospedali di Alessandria, Novara, Asti, Vercelli: numeri che ridisegnano una geografia sanitaria in cui la pressione sui reparti di pediatria è tornata elevata. Il paradosso – se di paradosso si può parlare, trattandosi piuttosto di una mancata intercettazione delle opportunità – sta tutto qui: la Regione ha approvato la dgr, ha stanziato i fondi, ha acquistato le dosi, ha formato i punti nascita e coinvolto i pediatri, eppure una quota non trascurabile di genitori si presenta al pronto soccorso con bambini già ipossici e senza la protezione offerta dal monoclonale -2-5.
La circolazione del virus, va detto, è in questa fase particolarmente intensa, e nessuna campagna di immunizzazione può azzerare i contagi; può però, e i dati dello scorso anno lo dimostrano, ridurre in modo drastico la componente grave della malattia, quella che trasforma un’infezione altrimenti banale in una causa di ricovero prolungato. I sintomi di allarme – respiro breve, rientramenti intercostali, colorito grigiastro, rifiuto del cibo – sono purtroppo ben presenti nei reparti piemontesi in queste ore, e la necessità di trasferire neonati in rianimazione, come accaduto a Cuneo, conferma che la finestra per intervenire si era aperta molto prima, già a ottobre, quando la campagna era partita.
Differenze territoriali e accesso alla profilassi
Se il capoluogo piemontese appare il centro dell’onda, la condizione delle altre province non è omogenea. A Biella, Manzoni riferisce di una «quota di casi, ma contenuta» e attribuisce il dato proprio alla diffusione del monoclonale, mentre a Cuneo il reparto lavora con continui avvicendamenti fra dimissioni e nuovi ingressi -1. Resta da chiedersi – ma è domanda che spetta ai dati epidemiologici futuri, non alla cronaca – se le differenze dipendano da una maggior virulenza locale del virus o piuttosto da una difformità nei tassi di adesione alla campagna; la segnalazione di Bassetti, nel sottolineare la giovane età dei piccoli ricoverati e la loro mancata immunizzazione, sembra orientare la risposta verso la seconda ipotesi. I canali per richiedere la profilassi sono aperti, la procedura è stata divulgata sia attraverso i siti delle Asl sia mediante i media locali, e la somministrazione – indolore e rapida – non presenta controindicazioni rilevanti; nondimeno, in questo momento, i reparti di terapia intensiva pediatrica registrano ingressi che potrebbero essere evitati -4-9-10.




