Il virus respiratorio sinciziale colpisce Torino, novanta bambini ricoverati al Regina Margherita e tre in terapia intensiva

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La pressione sui reparti pediatrici piemontesi, e in particolare sul Regina Margherita di Torino, è tornata a farsi critica a causa del Virus Respiratorio Sinciziale, il Vrs che gli infettivologi e i pediatri – un coro di voci allarmate ma non sorprese – segnalano ormai come il vero protagonista di questa stagione invernale 2025-2026. Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova, ha utilizzato i suoi canali social per descrivere quanto sta accadendo nel capoluogo piemontese e dintorni, parlando apertamente di un boom di ricoveri per bronchiolite e insufficienza respiratoria acuta. Sono infatti oltre novanta i bambini attualmente ospedalizzati in tutta la regione, e di questi, una quota significativa – quarantatré per la precisione – si concentra nel presidio infantile torinese; tre di loro, neonati o comunque lattanti nei primi mesi di vita, hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva.

Non si tratta, è bene chiarirlo subito, dell’influenza stagionale classica, sebbene il rumore di fondo dei bollettini epidemiologici tenda talvolta a confondere le acque: il principale responsabile dei respiratori affannosi e dei piccoli corpi intubati è appunto il Vrs, un patogeno le cui forme gravi colpiscono elettivamente i bambini sotto l’anno di età, causando quella bronchiolite che può degenerare rapidamente in polmonite. Ciò che preoccupa i clinici, e che emerge dalle dichiarazioni rese pubbliche, è l’elevatissima circolazione del virus, la quale ha preso il via in anticipo rispetto ai picchi stagionali abituali e ha già messo in ginocchio diversi reparti.

La mancata immunizzazione e la differenza tra le province

Un elemento ricorrente, quasi un monito che riecheggia nei commenti dei sanitari, riguarda la storia vaccinale – o meglio, di immunizzazione passiva – di questi piccoli pazienti. Molti dei neonati ricoverati, ed è questo il dato che gli esperti sottolineano con maggiore insistenza, non avevano ricevuto l’anti monoclonale, quel nirsevimab che la Regione Piemonte, già a partire dalla stagione 2024-2025, aveva acquistato e offerto gratuitamente con l’obiettivo di proteggere i nati durante il periodo epidemico. La campagna di immunizzazione per il 2025-2026, lo ricordano le delibere regionali e le comunicazioni delle singole aziende sanitarie, è partita regolarmente lo scorso ottobre: per i bimbi nati tra aprile e settembre 2025 era prevista la convocazione attiva, mentre per quelli venuti alla luce dal primo ottobre in poi la somministrazione del monoclonale doveva avvenire direttamente in punto nascita, prima della dimissione.

Eppure, nonostante la gratuità e la capillarità della campagna – che ha già superato le dodicimila dosi somministrate in Piemonte – si registrano ancora sacche di mancata adesione o, più banalmente, di mancato raggiungimento delle famiglie da parte dei servizi vaccinali. Il caso dell’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno, nel Cuneese, è emblematico di una regione a due velocità: lì i pediatri descrivono la stagione come sostanzialmente nella norma, con numeri attesi e monitorati, senza scostamenti significativi rispetto all’inverno precedente -1. All’ombra della Mole, invece, il Regina Margherita è costretto a gestire un afflusso di casi gravi che mette a dura prova la disponibilità di posti letto e la tenuta del personale.

Il peso di una prevenzione disomogenea e la cronaca dei reparti

La situazione torinese, dunque, si configura come il terminale drammatico di un sistema di offerta sanitaria che sulla carta è universale, ma che nell’applicazione pratica sconta ritardi, disinformazione o forse una certa stanchezza da parte dei genitori, chiamati a districarsi tra richiami anti-influenzali, anti-Covid e ora anche questa profilassi straordinaria. I numeri parlano chiaro: oltre novanta bambini ricoverati in Piemonte per insufficienza respiratoria acuta sono una quantità che riporta la memoria alle stagioni più buie prima dell’introduzione dei monoclonali, quelle in cui l’unica arma era la terapia di supporto e l’ossigeno. La differenza, oggi, è che un’arma efficace esiste ed è disponibile; il fatto che molti di questi neonati non ne abbiano beneficiato rappresenta, per i sanitari che li hanno in cura, una frustrazione professionale difficilmente sanabile.

Bassetti, nel suo intervento social, ha voluto sottolineare come il Vrs, dopo aver fatto registrare un aumento sensibile dei casi già nell’inverno scorso, sia puntualmente tornato a circolare anche in questa stagione. Non si tratta di una recrudescenza inaspettata, quanto piuttosto di una conferma della stagionalità del virus e della necessità di non abbassare la guardia. Al Regina Margherita i tre bambini in terapia intensiva rappresentano la punta dell’iceberg di una morbidità che si esprime in centinaia di accessi al pronto soccorso, in notti di ossigenoterapia e in famiglie sospese tra la speranza e la paura.

Lo scenario regionale tra riorganizzazione e focolai localizzati

Se l’attenzione mediatica si concentra giustamente sul capoluogo piemontese, non si può ignorare che il virus sta circolando in modo differenziato anche nelle altre province. A Biella, ad esempio, il direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’Asl, Paolo Manzoni, ha voluto rassicurare la popolazione dichiarando che la situazione è sotto controllo e che, sebbene il virus sia indubbiamente presente, i numeri sono molto più contenuti rispetto a Torino. Manzoni ha ribadito l’importanza della prevenzione di base, quella fatta di piccoli gesti quotidiani – non portare i bambini al nido se hanno febbre o tosse, lavare frequentemente le mani, pulire il naso dei più piccoli – che possono sembrare banali, ma che in assenza di una copertura immunitaria diffusa diventano il primo, fondamentale argine alla diffusione del contagio.

La regione, nel frattempo, aveva già messo in conto questa evenienza. L’assessore alla Sanità Federico Riboldi, al momento dell’approvazione della delibera per l’acquisto delle trentamila dosi di anti monoclonale per la stagione 2025-2026, aveva espressamente citato gli ottimi risultati ottenuti nell’anno precedente in termini di riduzione degli accessi in Pronto Soccorso e dei ricoveri, un trend virtuoso che oggi, alla prova dei fatti, rischia di essere parzialmente vanificato laddove la copertura non è stata capillare -5.

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Description: Boom di ricoveri pediatrici in Piemonte per il Virus Respiratorio Sinciziale. A Torino tre bimbi in terapia intensiva. Bassetti segnala il mancato uso del monoclonale.

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