Michele Mari vince lo Strega 2026 e si difende: «Mi sono sentito manipolato. Sul caso Murgia solo un discorso sulle frustrazioni»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia, nell'aria da settimane, si è fatta concreta nella serata dell'8 luglio, quando in piazza del Campidoglio a Roma è stato ufficializzato il verdetto: Michele Mari, con il suo "I convitati di pietra" (Einaudi), ha vinto l'ottantesima edizione del Premio Strega, incassando 190 preferenze e confermando così i pronostici che lo davano come favorito sin dalle battute iniziali della competizione.
Per Mari, classe 1955, scrittore milanese che per quasi mezzo secolo ha sempre dichiarato di non amare i meccanismi dei premi letterari, è l'approdo a un traguardo che però, complice una bufera mediatica scoppiata nelle settimane precedenti la finale, è stato meno lineare di quanto i numeri lascino intendere.
Un percorso accidentato e la tempesta Murgia
All'indomani del trionfo, lo scrittore ha infatti scelto di tornare sulla vicenda che ha rischiato di offuscare la sua vittoria e che lo ha visto protagonista suo malgrado: le presunte frasi offensive nei confronti di Michela Murgia, la scrittrice scomparsa nel 2023, che gli erano state attribuite durante una conversazione privata avuta sul pulmino del tour promozionale con alcuni altri finalisti.
La polemica, che aveva portato persino a ipotizzare una sua esclusione dal premio, è stata gestita dalla Fondazione Bellonci con un intervento pubblico in cui veniva specificato che il regolamento non prevedeva la possibilità di espellere un candidato. Mari ha affrontato l'argomento con l'ANSA, parlando di un "pandemonio" e spiegando di essersi sentito manipolato da una ricostruzione che, a suo avviso, aveva distorto il senso delle sue parole.
«Un discorso sulle frustrazioni, non sessista»
La tesi di Mari, che aveva già provveduto a scusarsi pubblicamente con l'altra finalista Teresa Ciabatti, si basa su una rivendicazione di principio: il suo intervento, riferito in via generale a chiunque si senta fuori posto, non sarebbe mai stato rivolto alla figura di Murgia in particolare né tantomeno avrebbe avuto una connotazione sessista. «Mi riferivo alla persona, indipendentemente dal suo sesso, quindi uomo o donna che fosse. il mio era un discorso sulla reazione alle nostre frustrazioni, alle nostre insoddisfazioni, non c'era nulla di offensivo, nulla di personale, nulla di sessista», ha ribadito il vincitore, specificando che le sue riflessioni volevano sottolineare come chi si sente disapprovato sviluppi spesso una combattività maggiore, senza alcun intento denigratorio.
Di qui la sensazione, come ha confidato al Corriere della Sera, di essere stato "manovrato" da una ricostruzione parziale di un dialogo che, essendo privato, non avrebbe dovuto avere le conseguenze pubbliche che ha avuto.
Un romanzo sulla competizione e le sue cene di classe
E se la vittoria è stata messa in discussione sul piano etico, il romanzo in sé è stato invece un punto fermo del concorso sin dalla vittoria del Premio Strega Giovani. "I convitati di pietra" racconta una vicenda che Mari ha costruito attorno a un'idea tanto semplice quanto diabolica: un gruppo di ex compagni del Liceo Berchet di Milano, lo stesso frequentato dall'autore, sigla dopo la maturità un patto che li legherà per decenni.
Ogni anno, durante una cena, versano una quota in denaro che andrà a formare un montepremi destinato agli ultimi tre sopravvissuti, trasformando l'amicizia in una competizione spietata che Mari segue dal 1975 fino al 2050. Una struttura, quella del romanzo, che lo scrittore ha definito quasi una "gag all'insegna del cattivo gusto", ma che gli ha permesso di indagare le pulsioni più recondite dell'animo umano, tra avidità e paura della morte, in una Milano che lo scrittore non descrive ma convoca attraverso i suoi spazi intimi e borghesi.
La vittoria e i rapporti con gli altri finalisti
Alla fine, la spinta letteraria ha avuto la meglio sul clamore mediatico. Mari ha distanziato di 38 voti il secondo classificato, Matteo Nucci, che con "Platone. Una storia d'amore" ha ottenuto 152 preferenze, mentre la terza piazza è andata a Bianca Pitzorno con 84 voti.
Tra gli altri finalisti, Teresa Ciabatti, che con "Donnaregina" si è classificata quinta con 75 voti, era stata protagonista del confronto diretto con Mari durante la trasferta in Puglia; lo scrittore ha confermato che tra i due i rapporti si sono normalizzati e che eventuali scuse sono state un atto di "civiltà" e non un'ammissione di colpa.
Per quanto riguarda invece il timore che le polemiche potessero orientare il voto, Mari ha raccontato di essersi chiuso a riccio, pronto a ritirarsi mentalmente dalla competizione se la cosa avesse preso una piega troppo seria, convinto di non voler vincere speculando su "disgrazie altrui".




