Strega, la Fondazione Bellonci chiude il caso Mari: nessuna esclusione per le frasi su Murgia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La corsa all'ottantesima edizione del Premio Strega non subirà scossoni legati alle dichiarazioni private dei suoi protagonisti. Dopo giorni di voci e indiscrezioni, la Fondazione Bellonci ha messo la parola fine sul cosiddetto "caso Mari", confermando che lo scrittore Michele Mari, finalista con il romanzo "I convitati di pietra" (Einaudi), resterà regolarmente in gara.
Le speculazioni su una sua possibile esclusione, alimentate da alcune ricostruzioni giornalistiche relative a un presunto alterco verbale avvenuto durante un trasferimento in van con la collega Teresa Ciabatti, sono state ufficialmente archiviate dall'ente organizzatore del premio letterario più prestigioso d'Italia.
Secondo quanto riportato in queste ore da diverse testate, il nervosismo del caso sarebbe scaturito da alcune frasi pronunciate da Mari in un contesto informale, nelle quali lo scrittore avrebbe espresso giudizi particolarmente duri nei confronti della scomparsa Michela Murgia, definendola "intransigente e violenta perché brutta". Un passaggio, questo, che aveva sollevato un vespaio di polemiche nel mondo della cultura e che aveva portato alcuni osservatori a chiedere un intervento disciplinare da parte della giuria.
Tuttavia, la linea difensiva della Fondazione è stata chiara e netta, basandosi esclusivamente sul dato normativo che regola la competizione.
La nota ufficiale della Fondazione Bellonci
A spegnere le polemiche è stato un comunicato ufficiale diffuso dalla Fondazione Bellonci, nel quale si smentisce categoricamente qualsiasi ipotesi di ripensamento sulla rosa dei finalisti. "Sulla stampa abbiamo letto che la Fondazione Bellonci starebbe valutando l’ipotesi di escludere Michele Mari dalla ottantesima edizione del Premio Strega", si legge nella nota, che prosegue ribadendo con fermezza la posizione dell'ente.
L'esclusione, viene spiegato chiaramente, non è contemplata dal regolamento interno, che non prevede meccanismi di espulsione per gli autori in lizza basati su dichiarazioni personali o comportamenti estranei al merito letterario delle opere presentate.
La nota della Fondazione ha inoltre sottolineato un principio che sta alla base della manifestazione: "Gli scrittori si esprimono essenzialmente attraverso i loro libri e vorremmo che in questo momento la parola tornasse alla letteratura". Una presa di posizione che mira a spostare l'attenzione dal gossip e dalle cronache mondane al valore intrinseco dei testi in competizione, cercando di riportare il dibattito nell'alveo della critica e dell'analisi stilistica.
Di fatto, la Fondazione ha scelto di non entrare nel merito delle parole attribuite a Mari, preferendo ancorarsi al dato oggettivo della mancanza di basi giuridiche per un provvedimento così drastico.
Il peso del regolamento e la "sestina" invariata
La decisione della Bellonci implica che la cosiddetta "sestina" dei finalisti, composta dai sei autori selezionati per l'ultimo atto della competizione, rimarrà immutata. L'eventuale rimozione di Michele Mari, che avrebbe comportato un ripescaggio o una ridefinizione della rosa, è stata dunque scartata in quanto impraticabile sul piano procedurale.
La scelta della Fondazione, in questo senso, è strettamente burocratica e lascia poco spazio a interpretazioni: il regolamento del premio non attribuisce ai giudici o agli organizzatori il potere di escludere un candidato per motivi deontologici o morali emersi al di fuori del testo scritto.
Questa linea, che potrebbe apparire rigida, ha il pregio di circoscrivere la disputa unicamente al perimetro dell'opera letteraria, evitando che fattori esterni possano influenzare il responso finale. L'autore di "I convitati di pietra", romanzo che già aveva raccolto consensi di critica e pubblico, potrà quindi continuare a essere valutato esclusivamente per il valore della sua scrittura, senza che le vicende personali o le parole pronunciate in un momento privato interferiscano con il giudizio dei votanti.
I dettagli del litigio con Teresa Ciabatti, avvenuto a bordo di un van durante un tour promozionale, restano confinati nella sfera degli aneddoti, perdendo ogni rilevanza ai fini della corsa al premio.
Un verdetto che chiude l'imbarazzo degli organizzatori
Il comunicato della Fondazione Bellonci arriva dopo giorni di silenzio e di evidente imbarazzo, durante i quali le indiscrezioni pubblicate da La Repubblica avevano alimentato un clima di incertezza. Le frasi attribuite a Mari, per quanto pesanti e destinate a suscitare reazioni nel mondo editoriale, si sono rivelate un boomerang per coloro che auspicavano un intervento punitivo, dal momento che la lettera del regolamento si è dimostrata più forte delle aspettative di chi chiedeva un gesto simbolico.
La risposta della Fondazione, citando il principio secondo cui "si giudica il libro, non l'autore", ha di fatto ribadito l'autonomia dell'arte dall'artista, un tema classico del dibattito critico ma che in questa circostanza assume i contorni di una scelta obbligata.
La querelle, che rischiava di offuscare la preparazione della cerimonia finale e di dividere ulteriormente l'ambiente intellettuale, viene così ricondotta a una dimensione più controllata. Gli organizzatori hanno preferito non concedere spazio a facili moralismi, appellandosi alla rigidità di uno statuto che non lascia adito a interpretazioni estemporanee. Per Michele Mari, dunque, la strada verso il successo rimane spianata, almeno dal punto di vista formale, in attesa del verdetto dei voti che decreterà il vincitore di questa ottantesima edizione.




