Strega, la polveriera delle parole: Mari resta in corsa, ma la tensione sale
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L'ottantesima edizione del Premio Strega, giunta a poche settimane dalla finale in programma l'8 luglio, si è trasformata in un caso mediatico che travalica i confini della letteratura. Al centro della bufera, le presunte dichiarazioni di Michele Mari, favorito con il suo "I convitati di pietra", nei confronti della scrittrice scomparsa Michela Murgia, parole che hanno innescato una reazione a catena e aperto un dibattito su rispetto, memoria e i limiti del privato in una competizione pubblica.
La vicenda, esplosa dopo un acceso diverbio a bordo del pulmino che trasportava i finalisti in Puglia, ha costretto la Fondazione Bellonci a prendere una posizione chiara: Michele Mari non sarà escluso dalla gara, un'eventualità non contemplata dal regolamento, ma le sue parole sono state giudicate "incompatibili con lo spirito del Premio".
Il viaggio e le parole che hanno scosso lo Strega
Tutto ha avuto origine giovedì 18 giugno, durante una delle tappe dello Strega Tour, quando i sei finalisti – Michele Mari, Matteo Nucci, Bianca Pitzorno, Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi ed Elena Rui – si stavano recando a Bisceglie. Secondo le ricostruzioni di stampa, in particolare di Repubblica, Mari, conversando con la collega Elena Rui, avrebbe espresso un giudizio pesante su Michela Murgia, definendola "intransigente e violenta perché era brutta" e aggiungendo che "tutte le donne insoddisfatte diventano rabbiose".
Queste parole hanno provocato la reazione immediata di Teresa Ciabatti, legata a Murgia da una profonda amicizia e che nel suo romanzo "Donnaregina" ha voluto rendere omaggio all'amica scomparsa; il confronto tra i due autori sul mezzo di trasporto sarebbe stato molto acceso.
La smentita e le scuse di Michele Mari
Di fronte all'eco crescente della polemica, Michele Mari è intervenuto con una nota diffusa tramite il suo editore, Einaudi, per respingere le accuse: "In relazione alle voci incontrollate che stanno circolando, tengo a precisare di non aver mai parlato dell'aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso". Lo scrittore ha poi spiegato di essersi chiarito con Ciabatti, scusandosi con lei per averla eventualmente ferita, e ha ribadito di non aver voluto offendere Murgia, ma solo di rievocare "un lontano episodio di reciproca incomprensione" in un contesto che riteneva privato.
La Fondazione Bellonci: "Mari resta in gara, ma le parole sono inopportune"
La Fondazione Bellonci, organizzatrice del premio, è stata costretta a intervenire in due tempi. Dapprima, aveva stigmatizzato ogni espressione denigratoria e giudizio lesivo della dignità delle persone. Successivamente, in un comunicato, ha messo fine alle speculazioni su una possibile esclusione di Mari dalla sestina, chiarendo che il regolamento non lo consente: la competizione è tra opere e neppure l'autore, una volta accettato di partecipare, può ritirarsi.
La Fondazione ha comunque ribadito la propria posizione, definendo "inopportune" le frasi attribuite a Mari e prendendo le distanze dall'episodio, pur sottolineando che ciò non ha "alcun rapporto né con un giudizio di merito sui libri in gara né con la prosecuzione della stessa".
Un finale a sorpresa e il peso del verdetto
Se Michele Mari era uscito dalla semifinale come il grande favorito con 280 voti, la scia di questa polemica rischia ora di aprire scenari inediti per la finale in programma al Ninfeo di Villa Giulia. La tensione si è fatta sentire anche durante le tappe successive del tour: Teresa Ciabatti, tra i protagonisti del caso, ha disertato la tappa di San Benedetto del Tronto.
L'attenzione è ora tutta rivolta ai giudici del Premio, i 460 Amici della Domenica e gli altri votanti, chiamati a esprimere il loro parere tra pochi giorni; il loro verdetto, al di là delle valutazioni letterarie, dovrà fare i conti anche con il clima incandescente che ha avvolto questa edizione.




