I cenoni stellati di Capodanno, tra lusso estremo e creatività: i casi da nord a sud
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre l’anno volge al termine, l’alta ristorazione italiana si prepara a vivere una delle sue notti più intense, quella di San Silvestro, trasformando la cena in un evento gastronomico dalla cifra spesso esorbitante. Caviale, champagne e tartufi pregiati disegnano, infatti, proposte che in certi casi sfiorano i duemila euro a persona, una soglia che riflette non solo il costo degli ingredienti di lusso — il cui prezzo sul mercato continua a salire — ma anche la volontà di creare un’esperienza irripetibile e riservata a una cerchia ristretta. Menu studiati per stupire, etichette blasonate e una ricerca quasi maniacale della materia prima convergono in una serata che trascende il semplice concetto di cenone, configurandosi come una performance culinaria totale, il cui biglietto d’ingresso lievita in proporzione all’esclusività promessa.
Gli chef e le loro proposte da Milano a Napoli
La geografia di questa offerta speciale tocca diversi punti del paese, coinvolgendo nomi di primo piano dello star system dei fornelli. Antonino Cannavacciuolo, per esempio, mette a punto un menu ad hoc nella cornice di Villa Crespi, mentre Alessandro Borghese declina la sua proposta sia a Milano che a Venezia. A Milano opera anche Enrico Bartolini, e il sud è rappresentato da Nino Di Costanzo, che per una notte porta la sua cucina a Napoli. Ognuno di loro, pur seguendo una filosofia e un registro diversi, interpreta la mezzanotte del 31 dicembre come un palcoscenico per esprimere il massimo del proprio estro, bilanciando tradizione e innovazione in piatti che diventano il fulcro della celebrazione.
La ricetta del cenone perfetto: il caso Bologna
C’è, però, un approccio diverso alla festa, che guarda meno all’esclusività del ristorante e più alla condivisione domestica, senza per questo rinunciare all’eccellenza. È il caso di quattro professionisti bolognesi — uno pasticciere e tre chef — che hanno concepito un menu ideale per chi volesse cimentarsi tra i propri fornelli. Dall’antipasto di Agostino Schettino al primo di Mario Ferrara, dal secondo di Nicola Annunziata al dolce di Gabriele Spinelli, le ricette suggerite invitano a sperimentare tecniche e sapori nuovi, trasformando la preparazione della cena in un atto creativo e “iperbolico”, specialmente quando si tratta di festeggiamenti. Una carta a base di pesce, in particolare, potrebbe accompagnare con eleganza questo percorso, aggiungendo scintille di sapore degne dei fuochi d’artificio.
Il banco di prova per l’alta cucina regionale
La notte di Capodanno rappresenta, in definitiva, un momento di verifica per l’intero settore, un confronto inevitabile tra le diverse realtà che compongono il panorama nazionale. Anche regioni come l’Umbria, che hanno consolidato una presenza stabile nelle principali guide gastronomiche, misurano il proprio valore in occasione di questa serata, proponendo menu speciali e prezzi che si distaccano dall’ordinario. Il cenone diventa così un termometro del prestigio e della capacità attrattiva di uno chef o di un territorio, un evento in cui la cucina si carica di significati che vanno ben oltre il piatto servito, toccando l’ambito del simbolo e della rappresentazione sociale.




