Milleri risponde a Leonardo Maria Del Vecchio: "Non capisco la sua reazione, spero si chiuda la successione"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A pochi giorni dall'attacco pubblico sferrato da Leonardo Maria Del Vecchio contro i vertici di EssilorLuxottica, arriva la replica di Francesco Milleri. L'amministratore delegato e presidente del colosso italo-francese dell'occhiale ha affidato all'ANSA una dichiarazione breve, ma densa di implicazioni, nella quale emergono tanto la distanza personale quanto la posta in gioco industriale e finanziaria che ruota attorno alla holding di famiglia.

Le parole del manager e il richiamo alla successione

"Difficile parlare di una reazione che non riesco a capire e di un ragazzo a cui mi lega un affetto che va molto oltre il lavoro", ha esordito Milleri, scegliendo un registro che mescola paternalismo e stupore. "Ho cercato sempre di aiutarlo e se potrò lo farò anche in futuro. Spero possa superare questo momento personale e professionale molto difficile per lui".

Poco dopo, il manager è passato dall'ambito personale a quello industriale, formulando un auspicio preciso: "Desidererei che si possa chiudere la successione di Leonardo Del Vecchio, si plachino queste polemiche inutili e infondate e si lasci l'azienda continuare nel suo percorso di crescita".

La richiesta di chiudere la successione non è un dettaglio neutro, perché tocca direttamente la sua posizione: il fondatore aveva previsto per Milleri un legato in azioni EssilorLuxottica il cui valore, ai corsi di Borsa attuali, risulta sensibilmente ridotto rispetto alle quotazioni precedenti.

L'attacco di Del Vecchio e il nuovo fronte sui compensi

La replica di Milleri giunge dopo settimane di tensione crescente. L'uscita rumorosa di Leonardo Maria dalle cariche operative in EssilorLuxottica — presidente di Ray-Ban e chief strategy officer — era stata accompagnata da una lettera nella quale il figlio del fondatore parlava di una gestione aziendale "distaccata" e "impersonale", lontana dalle persone che, a suo dire, dovrebbero tornare al centro del gruppo come accadeva nella Luxottica di vent'anni fa. Ma il botta e risposta non si è fermato alle critiche sulla cultura aziendale.

Nei giorni scorsi, attraverso il suo profilo X, Leonardo Maria ha pubblicato un grafico comparativo tra la remunerazione di Tim Cook in Apple, cresciuta in parallelo al titolo dopo la morte di Steve Jobs, e quella di Milleri, aumentata di quasi cinque volte rispetto al 2022, anno della scomparsa di Leonardo Del Vecchio, mentre il titolo di Essilux dopo un picco è tornato vicino ai livelli di partenza. Fonti vicine al manager replicano che lo stipendio in questione è per il 75% variabile e subordinato al raggiungimento di obiettivi.

Lo stallo in Delfin e il nodo delle quote

Sullo sfondo dello scontro pubblico c'è una partita molto più concreta che si gioca dentro Delfin, la cassaforte lussemburghese che controlla il 32,4% di EssilorLuxottica, il 17,5% di Mps, circa il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio. Leonardo Maria detiene il 12,5% della holding e aveva tentato di rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola, pari al 25% complessivo, per una cifra vicina ai 10 miliardi.

L'operazione si è arenata di fronte all'opposizione del consiglio di amministrazione di Delfin, che non ha concesso la lettera di patronage richiesta dalle banche finanziatrici. Da quel momento, Luca e Paola hanno avviato un arbitrato internazionale per chiedere al fratello il pagamento di una penale da 500 milioni di euro, 250 milioni a testa, prevista dai contratti per il mancato perfezionamento dell'acquisto.

La fiducia del board e le mosse dei soci

Mentre lo scontro tra l'azionista e il manager si consuma sulla stampa, il consiglio di amministrazione di EssilorLuxottica ha rinnovato all'unanimità la piena fiducia a Milleri, al vice amministratore delegato Paul du Saillant e alla strategia di medio e lungo periodo del gruppo.

Il board ha inoltre ribadito l'impegno a preservare "la stabilità e il senso di responsabilità" che hanno caratterizzato l'azienda, un segnale che assume un peso particolare considerando che tra i consiglieri siedono anche Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin, e Mario Notari, consigliere della stessa holding.

Sul fronte della cassaforte di famiglia, intanto, si guarda alle prossime scadenze: lo scorso agosto il Lussemburgo ha dato il via libera al trasferimento del 25% detenuto da Paola e Luca in veicoli societari di loro proprietà, un passaggio che permette di aggirare il veto statutario sulla messa in pegno delle azioni e apre la strada a una più ampia riorganizzazione degli assetti.

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