La Bosnia accoglie l’Italia con un applauso all’inno di Mameli, poi il calcio racconta un’altra storia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Allo stadio Bilino Polje di Zenica, prima del fischio d’inizio del playoff che avrebbe deciso l’ultimo treno per il Mondiale, è successo qualcosa che travalica il risultato. Il pubblico di casa ha applaudito l’inno di Mameli, un gesto che non ha nulla di scontato in uno scenario così carico di tensione sportiva. A chiederlo, alla vigilia, era stato Edin Dzeko, l’attaccante che di Roma e Inter ha indossato le maglie più pesanti del nostro campionato. La sua motivazione affondava le radici in un passato lontano ma non dimenticato: fu l’Italia, nel 1996, la prima Nazionale a recarsi a Sarajevo dopo il conflitto, un gesto che Dzeko ha voluto ricordare definendo l’Italia “un paese amico a cui saremo per sempre grati”. Le sue parole, in qualche modo, hanno trovato eco nelle tribune trasformando un momento potenzialmente ostile in un raro episodio di rispetto reciproco.

Se il pre-partita ha regalato un’immagine di sportività fuori dal comune, il racconto della gara si è poi infranto contro la durezza, forse anche letterale, di chi la partita doveva dirigerla. L’arbitro Turpin, già protagonista in passato per valutazioni controverse in contesti che riguardavano l’Italia, ha offerto una prestazione che ne ha confermato l’alone da antagonista. Le immagini che lo ritraggono in aeroporto a Sarajevo, intento a consumare un pasto solitario a base di caffè e brioche prima di imbarcarsi per Francoforte, sembrano quasi la metafora di un isolamento autoimposto, l’istantanea di un professionista che dopo le polemiche sceglie la via della solitudine. Un’immagine, questa, che ha fatto il giro dei media grazie agli inviati, e che ha finito per incastonare in un fermo immagine il clima di sospetto e di tensione che ha avvolto la direzione di gara.

La svolta, sul terreno verde, è arrivata al quarantunesimo del primo tempo, in un frangente in cui l’equilibrio sembrava ancora una chimera. Un’azione nata da un errore banale, un rinvio di Donnarumma troppo corto e quindi impreciso, ha consegnato la palla ai padroni di casa sulla trequarti azzurra. Demirovic, con un tocco di testa di prima intenzione, ha liberato Memic alle spalle di Mancini; l’esterno bosniaco si è trovato così sulla fascia sinistra con la prospettiva di involarsi verso la porta. Bastoni, in quella circostanza l’ultimo uomo rimasto, non ha avuto alternative: per evitare che l’avversario si presentasse a tu per tu con il portiere, lo ha steso al limite dell’area, rimediando un’espulsione che ha di fatto cambiato l’inerzia della sfida.

L’eliminazione, poi sancita dai rigori, consegna l’Italia a un’estate da spettatrice. Sarà un mondiale nordamericano, quello che si giocherà con Trump nuovamente alla Casa Bianca, a svolgersi senza la presenza azzurra. Per i calciatori si aprirà un periodo di riposo forzato, per i tifosi più accaniti l’amarezza di doversi accontentare di un interesse da remoto, e per chi è solo moderatamente appassionato, ma pronto a lasciarsi trascinare dall’entusiasmo collettivo nelle grandi occasioni, l’opportunità di un’estate senza l’ansia del risultato. La sconfitta nei playoff di Zenica chiude un ciclo di qualificazione che, dopo l’errore di Donnarumma e il rosso a Bastoni, ha trovato nel caos e nelle decisioni arbitrali contestate i suoi momenti topici, lasciando sul fondo del campo la memoria dell’applauso all’inno e la consapevolezza che, a volte, la gratitudine storica non basta a evitare il baratro sportivo.

Il peso di un arbitro solitario e le crepe di una difesa allo sbando

La figura di Turpin, con il suo computer portatile al seguito e quel pasto consumato da solo nel transito aeroportuale, è diventata il simbolo di una serata in cui il contenzioso arbitrale ha finito per sovrapporsi alla narrazione tecnica. Non è un dettaglio secondario, questo, perché la sua direzione era già nell’occhio del ciclone per precedenti episodi in contesti altrettanto delicati per la Nazionale. Il fatto che si sia presentato alla partenza in totale solitudine, senza scorte né interazioni visibili, ha alimentato la percezione di un uomo lasciato solo a gestire il peso delle proprie scelte, dopo che quelle stesse scelte avevano contribuito a indirizzare il destino della partita. Le fotografie, rimbalzate dagli inviati, raccontano più di mille parole: mostrano un professionista che, finita la gara, torna ad essere un viaggiatore qualunque, ma carico della responsabilità di aver influito, con le sue valutazioni, sull’esclusione di una delle nazionali più titolate.

L’errore da manuale e il rosso che spezza l’equilibrio

Il momento chiave della sfida, al netto delle polemiche successive, resta un episodio che gli addetti ai lavori definirebbero “da manuale” per la scuola calcio. Un rinvio corto di Donnarumma, innescato forse da una lettura sbagliata delle distanze, ha aperto una voragine nella metà campo italiana. La rapidità di esecuzione dei bosniaci, con Demirovic che ha agito da rifinitore di testa senza lasciare il tempo per il recupero, ha messo in luce i limiti di una linea difensiva scoperta. Bastoni, costretto a intervenire da ultimo uomo, ha commesso il fallo che non avrebbe dovuto commettere, consapevole che lasciar proseguire Memic significava consegnare agli avversari un’opportunità di gol quasi certa. L’espulsione, inevitabile secondo il regolamento per negare un’evidente occasione da rete, ha costretto l’Italia a giocare per oltre un tempo in inferiorità numerica, compromettendo qualsiasi tentativo di gestione della partita.

Un’estate senza mondiale, il calcio italiano si ferma ai playoff

L’eliminazione dalla competizione iridata, maturata al termine di una doppia sfida di playoff culminata nella gara di ritorno a Zenica, proietta il movimento calcistico italiano in una fase di stallo. L’appuntamento con la Coppa del mondo, che si terrà in Nordamerica, vedrà dunque la Nazionale azzurra assente per la seconda volta consecutiva, un dato che assume i contorni di una crisi strutturale ben al di là dell’episodio contingente. Per i calciatori si prospetta un’estate di riposo, per chi il calcio lo vive con distacco ma sa lasciarsi coinvolgere dalle grandi competizioni, non rimarrà che assistere da spettatore a un evento che, per tradizione e per passione, avrebbe dovuto vedere protagonisti. La sconfitta nei rigori, al termine di una partita segnata dall’espulsione e dalle polemiche arbitrali, sancisce una delusione che difficilmente potrà essere mitigata dal gesto di fair-play delle tribune di Zenica, rimasto però un episodio a sé stante, staccato dallo svolgimento di una partita che ha preso poi una piega del tutto diversa.

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