Costo del debito in calo, il Tesoro delinea la strategia per il 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il vento, almeno sul fronte del finanziamento del debito pubblico, sembra aver iniziato a girare in direzione favorevole per l'Italia. Dopo la turbolenta fase che aveva portato i rendimenti alle stelle, spinta dalle politiche monetarie restrittive adottate per contrastare l'epidemia, la discesa del costo per lo Stato è ormai un dato strutturale, come evidenziato dalle Linee guida per la gestione del debito pubblico 2026 pubblicate dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il dato più eclatante, quello che misura il costo medio all'emissione, ha infatti proseguito il suo declino attestandosi al 2,75% nel 2025, un netto miglioramento rispetto al 3,40% registrato l'anno precedente. Se si considerano anche i prestiti SURE e quelli legati al piano NGEU, la percentuale sale di un solo centesimo, fermandosi al 2,76%, a ulteriore conferma di una tendenza ormai consolidata.

La fotografia del costo medio e le previsioni di emissione

Un altro indicatore cruciale, il costo medio del debito calcolato come rapporto tra gli interessi pagati e l'intero stock dei titoli in circolazione, si è invece posizionato intorno al 2,97%. Numeri che, se proiettati su una massa debitoria di tali dimensioni, si traducono in risparmi ingenti per le casse pubbliche: l'Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato, in un suo recente report, un alleggerimento della spesa per interessi di circa diciassette miliardi di euro nell'arco degli ultimi cinque anni. Una dinamica favorita anche dalla compressione dello spread tra i Btp e i bund tedeschi, sceso attorno ai 66 punti base, che riflette una ritrovata fiducia degli investitori internazionali. Proprio in questo contesto, il Tesoro ha delineato il piano per il prossimo anno, prevedendo un volume di emissioni a medio-lungo termine in leggero calo, compreso tra i 350 e i 365 miliardi di euro.

La strategia sui BOT e il contesto internazionale

Per quanto riguarda i titoli a breve scadenza, i Buoni Ordinari del Tesoro, la strategia indicata è volta a mantenere una liquidità sufficiente sul mercato secondario. Le nuove emissioni, ha specificato il MEF, saranno sostanzialmente in linea, o al massimo lievemente superiori, ai rimborsi in scadenza, che ammontano attualmente a 131,245 miliardi di euro, senza contare i possibili rinnovi dei titoli semestrali che verranno collocati nel corso del 2026. Una pianificazione attenta che, nonostante un panorama internazionale destinato a farsi più affollato, mostra un certo grado di tranquillità. Dalla Germania, chiamata a finanziare con nuovi bund i piani per la Difesa e le infrastrutture, agli Stati Uniti, dove l'amministrazione del presidente Donald Trump deve fare i conti con un deficit federale in crescita, la concorrenza per assorbire la liquidità globale sarà infatti intensa.

Le novità per i risparmiatori retail

Tra le novità annunciate per il prossimo esercizio, un ruolo di primo piano lo avranno i risparmiatori italiani, ai quali saranno dedicati nuovi strumenti di investimento. Il ministero ha infatti confermato l'intenzione di lanciare, nel corso del 2026, ulteriori titoli di Stato retail, seguendo il solco tracciato dal successo dei Btp Valore e delle emissioni simili degli anni passati. Questa scelta strategica, oltre a diversificare la base degli investitori e a rafforzare il legame diretto tra lo Stato e i cittadini, rappresenta un canale di finanziamento stabile, meno sensibile alle oscillazioni spesso speculative dei mercati finanziari internazionali. Una mossa che si inserisce in un quadro complessivo dove la gestione del debito, pur nella sua ineludibile complessità, sembra aver ritrovato un passo più sicuro.

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