India, si cercano ancora i corpi tra le macerie mentre i parenti attendono notizie
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Redazione Esteri
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Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono senza sosta tra i resti carbonizzati del Boeing 787 precipitato giovedì scorso ad Ahmedabad, nello stato del Gujarat, in quello che si conferma come uno dei più gravi disastri aerei della storia indiana. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno 270 vittime: 241 passeggeri e membri dell’equipaggio, più 29 persone a terra, tra cui studenti e medici dell’ostello universitario colpito dall’aereo pochi minuti dopo il decollo.
"Per un po’ ho pensato che sarei morto anch’io". A rompere il silenzio delle statistiche è Vishwash Kumar Ramesh, l’unico sopravvissuto, ricoverato in condizioni critiche ma stabili. Quarantenne originario di Leicester, racconta di aver percepito un’improvvisa anomalia durante la fase di ascesa: "L’aereo sembrava bloccato, poi luci verdi e bianche hanno lampeggiato, come se i piloti stessero tentando di riprendere quota". Gli esperti stanno valutando se la sua salvezza sia legata alla posizione vicino a un’uscita di emergenza o a fattori strutturali che avrebbero attutito l’impatto.
Tra le storie che emergono dal caos, quella di una studentessa di Bristol, miracolosamente sfuggita alla tragedia. "Il traffico mi ha salvata", ha dichiarato alla Bbc, riferendosi al ritardo di dieci minuti che le impedì di imbarcarsi. Mentre le autorità indiane, con il supporto tecnico statunitense, analizzano le scatole nere, l’attenzione si concentra sulle cause dell’incidente. I primi rilievi escludono atti dolosi, ma non è ancora chiaro se un guasto meccanico, un errore umano o condizioni meteorologiche avverse abbiano provocato la caduta.




