Milano Cortina 2026, la legacy sfida tra cantieri e realtà del mercato
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Redazione Sport
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La parola legacy, pronunciata con insistenza dai vertici del Cio, del Coni e della Fondazione Milano Cortina durante le visite ai cantieri in accelerazione, rappresenta la promessa cardine di queste Olimpiadi. L'eredità che i Giochi del 2026 dovrebbero consegnare al territorio, traducendosi in infrastrutture durature e riqualificazione, costituisce il principale argomento a sostegno dell'operazione. Mentre l'appuntamento si avvicina, con la cerimonia di apertura prevista il 6 febbraio a San Siro, la sfida più concreta si gioca però tra le scadenze dei lavori e le aspettative, spesso disattese, di un indotto economico immediato. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, esprime piena fiducia affermando che sarà "uno spettacolo meraviglioso", e lancia un appello alla tregua olimpica sottoscritta all'Onu, benché il contesto internazionale, con la Russia ancora impegnata nel conflitto, renda complessa qualsiasi previsione.
Le ombre sui cantieri e la corsa contro il tempo
Se da un lato le dichiarazioni ufficiali dipingono un quadro di preparativi avanzati, dall'altro la cronaca delle opere racconta una corsa contro il tempo che coinvolge non solo gli impianti sportivi più complessi, come la pista del bob, ma anche le infrastrutture di collegamento fondamentali per spostare atleti e pubblico. Ritardi, alcuni dei quali significativi, riguardano interventi trasversali, persino i passaggi a livello lungo le tratte ferroviarie, sollevando interrogativi sulla reale pronta consegna di diverse strutture. La sensazione, per alcuni osservatori, è che per una parte dei lavori si rischi di arrivare all'appuntamento con soluzioni provvisorie o incomplete, un bluff destinato a essere smascherato dallo svolgersi stesso della manifestazione.
Affitti brevi e alberghi: il boom che non c'è
Parallelamente ai cantieri, un altro termometro dell'impatto reale dei Giochi è fornito dal mercato degli alloggi temporanei. A meno di due mesi dall'inizio delle competizioni, i dati smentiscono le previsioni di una febbre preolimpica nel settore. Né gli affitti brevi, pensati da molti residenti come una fonte di guadagno straordinario, né le prenotazioni alberghiere mostrano infatti quel picco che in altre edizioni ha caratterizzato l'avvicinarsi dell'evento. I numeri, almeno finora, non sorridono a chi aveva pianificato di sfruttare l'occasione per ottenere un ricavo equivalente a mesi di stipendio, indicando una domanda turistica più contenuta o forse semplicemente posticipata, in un quadro economico generale che influisce sulle scelte di viaggio.
L'eredità tra cemento e percezione collettiva
Il vero lascito di Milano Cortina 2026 si giocherà quindi sul duplice piano del concreto e del percepito. Da una parte, resterà la materialità delle opere ultimate, la loro utilità e sostenibilità per le popolazioni locali dopo i Giochi, in un bilanciamento tra necessità agonistiche e bisogni permanenti. Dall'altra, peserà il giudizio su come l'intera macchina organizzativa avrà saputo gestire le criticità, dagli effettivi benefici economici diffusi alla funzionalità logistica durante le gare. La legacy, più che una parola magica, si sta rivelando una scommessa aperta, il cui esito dipenderà dalla capacità di tradurre visioni progettuali in servizi efficienti e vantaggi tangibili, superando la tentazione di affidarsi a mere operazioni di immagine.




