La nuova era della Formula 1 è già un caso: polemiche sui motori, sorpassi costruiti e il fantasma della Formula E. Il conflitto in Medio Oriente intanto minaccia il calendario.

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’incoraggiante inizio di Mondiale per la Ferrari, che in occasione del primo Gran Premio della stagione corso in Australia sul circuito di Melbourne ha conquistato il terzo gradino del podio grazie a Charles Leclerc con Lewis Hamilton immediatamente alle sue spalle, rappresenta solo una piccola parte di un quadro estremamente più complesso e già denso di tensioni. Non è sufficiente, questa gara appena conclusasi con la doppietta di una Mercedes a dir poco perentoria firmata George Russell e Andrea Kimi Antonelli -4-8, per comprendere a fondo le potenzialità delle varie scuderie, perché questo è un campionato che si preannuncia già con tutta una serie di incognite e problematiche che non hanno eguali nella storia recente di questo sport. Il dato certo, emerso con forza dal primo weekend, è che la nuova power unit realizzata dal team di Brackley, attorno alla quale per mesi si è addensato un nuvolone di polemiche tecniche e presunte interpretazioni al limite del regolamento, sembra aver azzeccato la formula giusta. La prestazione sul giro secco e il passo gara mostrati in Australia hanno ridimensionato le speranze di una Ferrari comunque rilanciata, di una Red Bull che conta sempre sul tocco magico di Max Verstappen - incidentato in qualifica e autore di una rimonta fino alla sesta piazza finale - e di una McLaren a cui hanno tolto il giocattolo dopo due titoli costruttori consecutivi. Tuttavia, al di là dei valori espressi in pista, è il clima che circonda il Circus a far discutere.

Il rischio geopolitico e il motore "green" che non piace ai puristi

Innanzitutto la difficile situazione del Medio Oriente, a causa del conflitto che vede protagonisti Iran, Israele e Stati Uniti - con Donald Trump tornato alla Casa Bianca - ha messo a forte rischio di cancellazione i Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita in programma ad aprile. La sicurezza del paddock e la complessità logistica in una regione calda come quella del Golfo Persico impongono alla FIA e ai detentori dei diritti commerciali di monitorare ora dopo ora l’evolversi di uno scenario che potrebbe costringere a findali ripensamenti, con Imola, Portimao e Istanbul in pole position per un eventuale subentro d'emergenza. Ma se la geopolitica è un'incognita esterna, il vero vulnus tecnico è stato mostrato in pista: la nuova Formula Uno, con il suo equilibrio imposto del 50% tra componente termica ed elettrica della power unit, ha scatenato un dibattito feroce. I pareri dei piloti contrari a queste scelte motoristiche si sono sprecati nel weekend australiano, ma la Federazione Internazionale dell'Automobile, nella persona del responsabile tecnico Nikolas Tombazis, aveva già avvertito che sfruttare zone grigie sarebbe stato un "suicidio". E proprio la Mercedes era finita nell'occhio del ciclone per un'interpretazione molto spinta del rapporto di compressione del suo motore endotermico, un cavillo che avrebbe potuto garantire un vantaggio prestazionale e che ha portato la FIA a modificare le procedure di verifica a stagione già iniziata, con decorrenza dal mese di giugno.

Il simulacro di una gara: sorpassi finti e piloti-ragionieri

La sostanza, dopo il primo responso della pista, è però un'altra e riguarda lo spettacolo offerto. La nuova Formula Uno modello Greenpeace, con la sua architettura che obbliga i piloti a una gestione maniacale dei flussi di energia, rischia di essere solo il simulacro di una gara automobilistica. Sorpassi che sembrano prestabiliti e piloti costretti a fare i ragionieri dell'energia, come se fossero alla guida di vetture ibride stradali piuttosto che di bolidi da competizione, hanno riacceso il paragone con la Formula E. Russell e Antonelli, nonostante la superiorità tecnica, non hanno nascosto la complessità della gestione, e questo aspetto, agli occhi degli appassionati della vecchia guardia - compresi quegli ex meccanici che hanno lavorato con piloti del calibro di Michael Schumacher e Kimi Raikkonen - rappresenta un tradimento dello spirito originario. I sorpassi, ci dicono le statistiche, sono aumentati, ma molti di questi appaiono frutto di una gestione programmata dell'energia più che di un duello genuino. La sensazione, per chi ha memoria, è quella di essere precipitati indietro nel tempo di dodici anni, all'alba dell'era ibrida, quando la Mercedes dominava rifilando distacchi abissali; oggi il copione si ripete, con le Frecce d'Argento che hanno imbastito un film già visto, lasciando alle inseguitrici le briciole di un podio di consolazione.

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