L'agroalimentare italiano resiste alle turbolenze e conferma i suoi primati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il sistema agroalimentare nazionale, nonostante si trovi a operare in uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche e da shock esogeni di varia natura, continua a dimostrare una solida tenuta, confermandosi come uno dei pilastri fondamentali dell’economia italiana. È questa l’immagine che emerge dal Rapporto annuale presentato da Ismea, il quale, analizzando la struttura e le performance del comparto, ne evidenzia la straordinaria capacità di resilienza. Una forza che si traduce in primati a livello europeo e in numeri di assoluto rilievo, capaci di sorreggere, insieme ad altri settori, l’intero apparato produttivo del Paese. La fotografia scattata dall’istituto, del resto, non si limita a registrare un presente incoraggiante ma delinea con chiarezza le sfide esterne da fronteggiare, dalle oscillazioni dei mercati alle conseguenze dei cambiamenti climatici, verso le quali il settore sembra comunque possedere gli anticorpi necessari per difendersi.

I numeri di una filiera che vale il 15% del Pil

La dimensione economica del comparto, considerando l’intera catena che dal campo arriva fino alla tavola, raggiunge un valore aggiunto di 81,9 miliardi di euro, una cifra che corrisponde a circa il 15% del prodotto interno lordo nazionale. Un dato che da solo basterebbe a spiegare il ruolo trainante di questo settore, il cui motore principale resta l’export, con vendite all’estero che sfiorano i 70 miliardi di euro. A completare il quadro di un’eccellenza riconosciuta a livello globale vi è poi il patrimonio delle oltre 900 indicazioni geografiche, tra Dop, Igp e Stg, che rappresentano un vero e proprio bastione di qualità e distintività nel mercato internazionale. Questi fondamentali, come sottolineato nel report, garantiscono all’agroalimentare italiano una solidità strutturale, permettendo all’industria di trasformazione e alla produzione agricola di affrontare con maggior vigore le fasi di incertezza.

Il caso emblematico dell'olio extravergine pugliese

Una dimostrazione pratica di questa capacità di reazione arriva dall’annata olearia in Puglia, dove i produttori, pur avendo fronteggiato condizioni climatiche avverse come la siccità, sono riusciti a ottenere una produzione di olio extravergine non solo in crescita rispetto all’annata precedente ma caratterizzata da una qualità “molto elevata”. Il risultato più eclatante, tuttavia, si registra sul fronte commerciale, con le esportazioni che hanno conosciuto un’impennata significativa. In particolare, l’olio Dop Terra di Bari ha segnato un incremento del 62% nelle vendite verso l’estero, il dato più alto a livello nazionale, portando il valore complessivo degli oli a denominazione di origine protetta pugliesi a toccare gli 82 milioni di euro. Un successo che evidenzia come la combinazione tra qualità certificata e capacità di penetrazione dei mercati internazionali costituisca una strategia vincente.

La strada tracciata dal rapporto e le prospettive di settore

Il documento di Ismea, nel suo esame dettagliato dell’evoluzione delle filiere e dei comportamenti dei consumatori, fornisce indicatori chiave per comprendere le dinamiche in atto e per orientare le scelte future. La presentazione del rapporto, avvenuta alla presenza del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ha rimarcato l’importanza di avere a disposizione analisi così approfondite per sostenere politiche settoriali consapevoli. La resilienza dimostrata negli ultimi anni, del resto, non deve indurre a sottovalutare la complessità del contesto globale, dove i flussi commerciali sono sensibili a ogni nuova tensione. La forza dell’agroalimentare italiano, però, sembra risiedere proprio nella sua struttura poliedrica, capace di unire la potenza dell’industria alla unicità dei prodotti territoriali, garantendo così una presenza competitiva su più fronti.

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