Anthropic punta all’Ipo da 2.000 miliardi: la sfida a OpenAI e il precedente SpaceX

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina dei sogni dell’intelligenza artificiale sta per mettere a segno un altro colpo da novanta, con Wall Street che si prepara ad accogliere quella che potrebbe diventare la più grande offerta pubblica iniziale della storia. Anthropic, la società di San Francisco che ha dato vita al chatbot Claude, avrebbe infatti avviato colloqui riservati con potenziali investitori, prospettando una raccolta superiore ai 100 miliardi di dollari che, sulla base delle indiscrezioni riportate dal New York Times e da altre testate internazionali, potrebbe tradursi in una valutazione fino a 2.000 miliardi di dollari. Una cifra che, se confermata, polverizzerebbe il primato stabilito lo scorso giugno da SpaceX, l’azienda spaziale di Elon Musk che aveva raccolto 85,7 miliardi per una valutazione di 1.770 miliardi, regalando agli addetti ai lavori un paragone immediato e, per certi versi, inquietante.

L’operazione, per la quale Anthropic ha depositato la documentazione riservata presso la Sec il primo giugno, potrebbe concretizzarsi già a ottobre, anche se la data esatta e i termini definitivi restano subordinati alle condizioni di mercato e all’esito delle verifiche della Consob americana.

Il fattore crescita: ricavi da capogiro e la scommessa sul futuro

A sostenere l’ambizioso obiettivo dei 2.000 miliardi non è la fantascienza, ma una crescita dei ricavi che ha pochi precedenti persino nella Silicon Valley. Secondo i dati preliminari condivisi con gli investitori, il fatturato del secondo trimestre 2026 avrebbe superato gli 11,5 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 4,73 miliardi del primo trimestre e in crescita del 1.361 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Alla fine di luglio, il ritmo annualizzato dei ricavi aveva già superato i 65 miliardi di dollari, contro i circa 9 miliardi registrati al termine del 2025, una progressione che ha spinto le banche d’affari a parlare di una raccolta “oltre 100 miliardi”.

Le proiezioni degli investitori, come riportato dal Financial Times, arrivano a ipotizzare ricavi annualizzati tra 100 e 120 miliardi entro la fine dell’anno, un traino che giustificherebbe, sulla carta, un multiplo di 18 volte il fatturato atteso, inferiore alle 57 volte di SpaceX ma comunque da capogiro per un’azienda nata appena cinque anni fa.

La sfida, naturalmente, è trasformare questa corsa in un modello di business sostenibile, considerando che tra il 75 e l’85 per cento delle entrate proviene dalle chiamate API per le imprese, con Claude Code integrato nei flussi di lavoro degli sviluppatori, una differenza sostanziale rispetto alla base consumer di OpenAI.

Le ombre sul modello di punta e il precedente SpaceX

Tuttavia, il cammino verso la quotazione record non è privo di insidie. Il Financial Times ha sollevato dubbi sulla redditività del tanto acclamato modello Claude Fable 5, che lo scorso giugno fu persino sospeso su pressione del governo statunitense a causa di controlli all’esportazione. Il costo elevato di questi modelli avanzati, unito al fatto che le versioni meno recenti riescono già a soddisfare la maggior parte delle esigenze operative delle aziende, potrebbe frenare l’adozione su larga scala, zavorrando la punta di diamante algoritmica su cui Anthropic punta per distinguersi.

A questo si aggiunge il precedente, tutt’altro che rassicurante, dell’Ipo di SpaceX. Dopo il debutto trionfale a giugno, le azioni del gruppo di Musk hanno toccato un massimo di 225 dollari per poi scendere fino a 104,83 dollari, attestandosi attualmente a pochi punti percentuali dal prezzo d’offerta di 135 dollari, un andamento che in due mesi ha restituito agli acquirenti un sostanziale pareggio.

Un campanello d’allarme per gli investitori che, come osservato da Nigel Green del deVere Group, si trovano ad affrontare un mercato sempre più nervoso, dove la pazienza per multipli dell’IA così elevati si sta visibilmente assottigliando.

Nervosismo degli investitori e la sfida a OpenAI

Il fuggi fuggi degli investitori da SpaceX, che nonostante una crescita dei ricavi del secondo trimestre del 92 per cento anno su anno non è riuscita a sostenere il rally iniziale, testimonia lo scetticismo crescente verso quei colossi che bruciano miliardi nella corsa allo sviluppo di intelligenze artificiali miracolose. Una lezione che Anthropic, i cui fondatori Dario e Daniela Amodei detengono una partecipazione intorno al 2 per cento, dovrà tenere ben presente quando presenterà il suo business model agli analisti.

La società, che a maggio aveva raccolto 65 miliardi in un round che la valutava 965 miliardi, si trova ora a dover dimostrare di poter più che raddoppiare quel valore in pochi mesi, un’impresa che la pone in diretta competizione con OpenAI, il creatore di ChatGPT, che ha presentato la sua richiesta riservata una settimana dopo ma che ora punta a una quotazione nel 2027.

La partita, insomma, si gioca su un terreno minato, dove la crescita esponenziale dei ricavi deve fare i conti con la realtà di un mercato che ha già imparato a diffidare delle promesse troppo roboanti. L’esito di questa sfida, che si deciderà nelle prossime settimane con la pubblicazione del prospetto, dirà se l’intelligenza artificiale è davvero pronta a conquistare la vetta di Wall Street o se l’ennesimo record si rivelerà, come nel caso di SpaceX, una montagna di carta.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.