Reggio Calabria volta pagina: il centrodestra stravince con Cannizzaro, centrosinistra sotto il 22%
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un risultato che non lascia spazio a repliche, né tantomeno a recriminazioni tattiche: Francesco Cannizzaro, candidato del centrodestra, è il nuovo sindaco di Reggio Calabria, conquistando la carica già al primo turno con una percentuale schiacciante.
L’esito dello spoglio, ormai definitivo, premia il deputato di Forza Italia con circa il 70% dei consensi, un dato che riporta la città dello Stretto sotto l’egida della coalizione di governo dopo oltre un decennio di amministrazioni riconducibili al centrosinistra. A nulla è valsa la mobilitazione del fronte progressista, che pure poteva contare sulla reggenza uscente di Domenico Battaglia, il quale si è dovuto fermare a una quota che non raggiunge il 22%, incarnando una débacle tanto netta quanto storicamente significativa.
L’affluenza e il crollo del fronte progressista
Il dato dell’affluenza, attestatosi poco sopra il 65%, racconta però anche un’altra verità, quella di un elettorato che, pur continuando a recarsi alle urne in misura superiore alla media nazionale (ferma intorno al 60%), segnala una lieve ma costante flessione rispetto al passato.
I circa 65 punti percentuali che separano i primi due classificati fotografano con crudezza la fine dell’era politica avviata da Giuseppe Falcomatà, durata dodici anni e caratterizzata, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, dal risanamento finanziario dell’ente dopo il commissariamento per contiguità mafiose del 2012. L’attuale successore, Battaglia – che aveva ereditato la poltrona dopo l’elezione di Falcomatà al consiglio regionale – non è riuscito a capitalizzare l’eredità amministrativa del predecessore, subendo invece il tracollo insieme alle otto liste che lo sostenevano.
Chi è il nuovo sindaco e il peso delle coalizioni
Per comprendere la portata del ribaltone, occorre guardare al profilo del vincitore: Cannizzaro, classe 1982, originario della città e laureato in Scienze del servizio sociale, ha costruito la sua ascesa partendo da amministratore locale a Santo Stefano in Aspromonte per poi transitare per il Popolo delle Libertà e il Nuovo Centrodestra, approdando infine a Forza Italia, dove oggi riveste il ruolo di vicecapogruppo alla Camera e coordinatore regionale.
A sostenere la sua discesa in campo c’erano ben undici liste, un fronte ampissimo che includeva non solo i partiti classici della coalizione (Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati) ma anche Azione di Carlo Calenda, un attore che a livello nazionale siede all’opposizione.
Questo ampio sostegno, unito a una campagna elettorale incentrata sulla capacità di portare finanziamenti sul territorio – come sottolineato dai suoi sostenitori – ha evidentemente fatto breccia in un elettorato stanco della gestione precedente, spazzando via i candidati minori come Eduardo Lamberti Castronuovo e Saverio Pazzano, entrambi fermati rispettivamente attorno al 4-5%.
Le sfide di una vittoria senza precedenti
La città torna dunque al centrodestra per la prima volta dal periodo antecedente al commissariamento del 2012, con una vittoria che, stando alle proiezioni ufficiali rilasciate dal Consorzio Opinio per la Rai, ha sfiorato addirittura il 70% nelle rilevazioni intermedie.
Per il centrosinistra, che pure aveva tentato di giocare la carta del governo facente funzione per non disperdere il consenso, si tratta di una batosta che ridisegna gli equilibri non solo a Palazzo San Giorgio, ma anche nella più ampia partita regionale, dove il governatore Roberto Occhiuto (anch’egli di Forza Italia) vede rafforzato il proprio peso specifico.
Cannizzaro, dal canto suo, dovrà ora gestire un consenso plebiscitario che non ammette alibi, trasformando i numeri del voto in capacità di governo su dossier annosi come le infrastrutture, l’occupazione giovanile e il decoro urbano, questioni che hanno pesato come macigni sull’elettorato negli ultimi anni.




