Netanyahu prosegue l’offensiva su Gaza mentre Tel Aviv si riempie di manifestanti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu rilancia senza esitazioni l’operazione militare nella Striscia di Gaza, definendola necessaria per eliminare una minaccia esistenziale, le principali piazze del paese, da Tel Aviv a Gerusalemme, hanno ospitato una delle più imponenti mobilitazioni degli ultimi mesi. Secondo gli organizzatori, che hanno fornito stime non ufficiali, circa 350mila persone hanno partecipato alla protesta, paralizzando di fatto il centro del paese e chiedendo a gran voce un immediato accordo che porti alla liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas dal tragico episodio del 7 ottobre 2023.

La protesta, che si inserisce in un clima di crescente tensione interna, non è stata indirizzata soltanto verso la necessità di trovare una soluzione per i prigionieri, ma ha espresso anche una forte opposizione alla condotta bellica del governo. Dal palco, l’attore israeliano Lior Ashkenazi ha definito la mobilitazione “la lotta più morale e umanitaria che ci sia”, esortando i concittadini a perseverare nella pressione sulle istituzioni: “Non siamo più disposti a essere educati, basta!”.

Netanyahu, che inizialmente ha evitato di commentare direttamente la vasta partecipazione popolare, ha successivamente rilasciato dichiarazioni che sembrano ignorare le richeste della piazza. In un intervento serale, ha infatti ribadito la sua intenzione di “impedire la creazione di uno Stato palestinese”, aggiungendo che “Gaza presto non sarà più una minaccia per Israele”. Affermazioni che, lungi dal placare gli animi, hanno contribuito ad alimentare ulteriori polemiche.

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