Del Vecchio jr, shopping nell'editoria: la carta stampata come nuova frontiera per il capital venture

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre le redazioni, strette in una morsa che qualcuno definirebbe asfittica, continuano a dibattersi tra precarietà endemica e risorse in affanno, l’industria dell’informazione italiana vive un paradosso sotto gli occhi di tutti: i giovani, sovente esclusi dalle scrivanie dei giornali, fanno il loro ingresso nel settore attraverso la porta principale degli assetti proprietari. È questo, in estrema sintesi, il dato più lampante che emerge dalla recente, e per molti versi significativa, operazione condotta da Leonardo Maria Del Vecchio, il cui family office LMDV Capital ha ora formalizzato un’offerta vincolante per il controllo di EN-Editoriale Nazionale, polo che racchiude testate storiche come Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

Un mosaico in divenire per un nuovo protagonista

L’operazione, che segue di pochi mesi l’acquisizione di una quota del trenta per cento nel quotidiano Il Giornale, delinea una strategia d’ingresso nel mercato editoriale che appare tanto graduale quanto determinata, spingendo molti osservatori a interrogarsi sulle reali intenzioni dell’imprenditore. La LMDV Capital, che pure nel suo statuto si presenta come un veicolo per sostenere startup innovative e progetti visionari, mostra infatti un interesse concreto per un asset considerato da molti maturo, se non declinante: la cara, vecchia carta stampata. La trattativa con Monrif, la società guidata da Andrea Monti Riffeser, punta a una partecipazione di maggioranza, stimata attorno all’ottanta per cento, un dato che lascia pochi dubbi sulla volontà di assumere il timone dell’operazione editoriale, non limitandosi a un investimento finanziario puro.

Tra retorica del rinnovamento e soliti "bla-bla"

Le dichiarazioni che accompagnano simili passaggi di proprietà, come spesso accade, oscillano tra la retorica del rinnovamento generazionale e vaghe assicurazioni sulle autonomie redazionali, un “bla-bla” – per usare un’espressione circolata in alcuni commenti ironici – che rischia di suonare come il solito caracollare di rito. La domanda che serpeggia, dunque, è se l’arrivo di un volto millennial al vertice proprietario possa davvero tradursi in uno svecchiamento sostanziale dei contenuti, delle pratiche giornalistiche e dei modelli di business, o se invece l’odore di stagnante che molti lamentano sia destinato a persistere, avvolto forse in una nuova, più accattivante confezione. La questione, come noto, non è affatto secondaria in un panorama dove la transizione al digitale rappresenta una sfida epocale, tanto più per testate radicate in territori specifici.

Il nodo del futuro tra carta e bit

Proprio la difficile via della digitalizzazione costituisce il vero banco di prova per qualsiasi nuovo entrante nel settore. L’acquisto di un gruppo come EN, con la sua solida base di lettori tradizionali, può essere letto infatti come una scommessa duplice: da un lato, la volontà di preservare e magari rilanciare un patrimonio di credibilità e relazione col territorio; dall’altro, la necessità impellente di costruire, a partire da quella base, un ecosistema informativo sostenibile nell’era della connettività costante. Le cause della crisi che attanaglia l’editoria quotidiana sono strettamente intrecciate con le dinamiche del web, e le possibili vie di risanamento non possono che passare da lì, in un equilibrio delicatissimo tra la forza del marchio storico e l’innovazione dei format e delle piattaforme. La partita, per Del Vecchio Jr, comincia adesso.

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