Zelensky: “Mosca ha violato la tregua, agiremo di conseguenza”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cessate il fuoco annunciato da Kiev per la mezzanotte del 6 maggio, e concesso unilateralmente nella speranza di una reciproca sospensione delle ostilità in vista della parata moscovita del 9 maggio – che celebra la vittoria sovietica sulla Germania nazista – è già stato infranto più volte, e da entrambe le parti. A dirlo, con un post pubblicato sulla piattaforma X, è lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha denunciato come l’esercito russo “abbia proseguito con ostilità attive e bombardamenti terroristici” dopo gli attacchi brutali della giornata precedente. “Agiremo di conseguenza”, ha intimato il leader, senza però specificare la natura delle contromisure, lasciando intendere una possibile reazione sul terreno o sul piano diplomatico.

Attacchi notturni con droni e missili, il racconto delle autorità ucraine

La tregua richiesta dalla Russia – quella che molti analisti avevano già definito una pausa strategica più che un vero passo verso la pace – non ha retto neppure poche ore. Secondo fonti ufficiali di Kiev, Mosca avrebbe lanciato non meno di 108 droni da combattimento e tre missili contro diverse aree del Paese, colpendo in particolare Kharkiv, Zaporizhzhia e Kramatorsk. “Gli attacchi sono proseguiti per tutta la notte, compresi i bombardamenti mattutini”, ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, aggiungendo che Mosca ha ignorato “un appello realistico ed equo” sostenuto da diversi Stati e organizzazioni internazionali. Non si tratta, insomma, di episodi isolati, bensì di una ripresa sistematica delle operazioni belliche.

I numeri della violazione: almeno venti vittime civili

Le conseguenze di questa rottura del cessate il fuoco – che pure molti osservatori avevano salutato come un primo, timido spiraglio – sono state immediatamente drammatiche. Almeno venti persone hanno perso la vita nei raid notturni e di prima mattina, secondo una prima ricostruzione fornita dalle autorità locali. Dnipro, Zaporizhzhia, Kramatorsk: città nelle quali i bombardamenti hanno colpito non solo obiettivi militari ma anche aree residenziali, provocando una nuova, pesante scia di lutti tra la popolazione civile. La scelta della Russia, ha ribadito Zelensky, “rappresenta un evidente disprezzo per il cessate il fuoco e per la salvaguardia delle vite umane”. Parole pesanti, che riecheggiano quelle già spese in passato dal presidente ucraino ogni volta che un’intesa si è rivelata effimera.

La posizione di Mosca e il contesto della parata del 9 maggio

Dal canto suo, il Cremlino non ha ancora fornito una replica ufficiale dettagliata alle accuse di Kiev, limitandosi a ribadire in una nota generica che “reagirà” a ciò che definisce provocazioni ucraine. La tregua, richiesta dalla Russia in occasione delle celebrazioni per la vittoria sul nazismo, era stata accettata da Kiev con riserva, tanto che lo stesso Zelensky aveva parlato di “cessate il fuoco finto” già nelle ore precedenti la scadenza della mezzanotte. Ora, con centinaia di droni e missili lanciati nel giro di poche ore, appare chiaro come la pausa umanitaria – se mai lo è stata – sia stata di fatto una parentesi inesistente. Il ministro degli Esteri ucraino ha concluso la sua denuncia con un passaggio lapidario: “Questo dimostra che la Russia rifiuta la pace e che i suoi falsi appelli al cessate il fuoco del 9 maggio non hanno nulla a che fare con la diplomazia”.

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