Putin annuncia la tregua di Pasqua, Zelensky: “Lo rispetteremo”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cessate il fuoco, per quanto temporaneo e circoscritto a poco più di un giorno, rappresenta pur sempre una discontinuità rispetto alla logica degli attacchi quotidiani che ha segnato gli ultimi mesi del conflitto. Vladimir Putin, che solo una settimana fa aveva lasciato senza risposta la proposta ucraina di una tregua “energetica” per le festività pasquali, ha infranto il silenzio annunciando un’interruzione unilaterale delle ostilità di 32 ore: l’armistizio scatterà alle 16 di sabato 11 aprile e durerà «fino alla fine della giornata del 12», quando cade la Pasqua ortodossa russa. Una finestra ristretta, certo, ma non per questo meno significativa sul piano politico e umanitario, soprattutto se letta alla luce del contesto diplomatico più ampio che sta lentamente riprendendo quota.

La risposta di Kiev e la simmetria chiesta da Zelensky

Dall’altra parte del fronte, la reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non si è fatta attendere. Attraverso un messaggio pubblicato sui suoi canali Telegram, ha assicurato che l’Ucraina rispetterà lo stop alle armi, ribadendo però un principio chiaro: «Siamo pronti a compiere passi simmetrici». Una formula, quest’ultima, che non lascia spazio a fraintendimenti. Kiev non intende rinunciare alla reciprocità, né tantomeno accettare una tregua a senso unico che favorirebbe unicamente il riposo delle truppe russe. Zelensky ha ricordato come fosse stata proprio l’Ucraina a proporre un cessate il fuoco pasquale già all’inizio della primavera, e ora – con l’annuncio del Cremlino – quel tavolo è tornato concreto. «Le persone hanno bisogno di una Pasqua libera da minacce», ha scritto il leader ucraino, aggiungendo che Mosca avrebbe «la possibilità di non tornare a colpire dopo Pasqua».

Il quadro diplomatico: ripartono i negoziati trilaterali

L’annuncio della tregua arriva mentre il focus della diplomazia internazionale, dopo aver a lungo vagato tra il Golfo Persico e le tensioni in Iran, sembra riorientarsi verso l’Europa dell’Est. A dare la notizia più attesa sul versante negoziale è stato ancora una volta Zelensky, in un’intervista rilasciata alla Rai. Il presidente ucraino ha confermato che il recente cessate il fuoco in Medio Oriente – che aveva temporaneamente dirottato l’attenzione degli Stati Uniti altrove – ha liberato i negoziatori americani, consentendo loro di riprendere in mano il dossier russo-ucraino. Le trattative trilaterali tra Washington, Kiev e Mosca sono dunque prossime a una ripartenza, dopo lo stallo delle scorse settimane. Un passaggio, questo, che restituisce respiro a un processo di pace rimasto per troppo tempo in apnea.

Le 32 ore di silenzio e il peso della Pasqua ortodossa

La scelta del periodo non è affatto casuale. La Pasqua ortodossa, celebrata quest’anno il 12 aprile, rappresenta per Russia e Ucraina – paesi entrambi a maggioranza ortodossa – una delle ricorrenze più sacre del calendario religioso. L’idea di una tregua pasquale, per quanto breve, ha una forte valenza simbolica: interrompere i bombardamenti anche solo per trentadue ore significa riconoscere, seppur implicitamente, un comune orizzonte culturale e spirituale che la guerra ha tentato di cancellare. Putin, dal canto suo, ha parlato di iniziativa umanitaria, senza però fornire dettagli operativi su come verrà monitorato il rispetto del cessate il fuoco. E proprio l’assenza di meccanismi di verifica reciproca resta il punto più fragile dell’intera impalcatura. Zelensky, in più occasioni, ha sottolineato come il problema non sia tanto dichiarare una tregua, quanto garantire che non venga violata al primo tornare delle tenebre. E Pasqua, si sa, dura solo un giorno.

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