Il diavolo veste Prada 2, i costumi di scena finiscono all'asta da Christie's per sostenere i giornalisti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non si arresta il momento d’oro de Il diavolo veste Prada 2, il sequel che ha riconfermato il clamoroso appeal del franchise a distanza di quasi due decenni dal primo capitolo; il film, uscito nelle sale lo scorso anno e approdato da poco in Italia su Disney+ (disponibile anche tramite app Smart Stick su Sky e Now), continua a macinare numeri importanti sia al box office globale che sulle piattaforme on demand, ma l’attenzione ora si sposta su un'iniziativa parallela che unisce moda, cinema e solidarietà.

È infatti già in programma per settembre, in concomitanza con la New York Fashion Week, un'asta di grande prestigio organizzata da Christie's in collaborazione con Meryl Streep, la quale, interpretando l'irrepressibile direttrice di Runway Miranda Priestly in entrambi i film, ha voluto mettere all'incanto una selezione di capi e accessori indossati dal cast del secondo episodio.

La vendita, che si preannuncia come uno degli appuntamenti mondani più seguiti della stagione autunnale, non ha però solo finalità commerciali o celebrative, perché i fondi che verranno raccolti saranno devoluti a due entità ben precise: da un lato il Committee to Protect Journalists, organizzazione internazionale che si batte per la sicurezza e la libertà della stampa in contesti ad alto rischio, dall'altro il Council of Fashion Designers of America, la controparte statunitense della nostra Camera della Moda, a testimonianza del doppio legame che il film ha sempre intessuto tra il mondo

Dell'informazione e quello dell'alta moda.

Il potere narrativo degli abiti, dal maglioncino pervinca all'abito piumato

Sarebbe però riduttivo, e quasi ingeneroso, guardare a questa asta come a una semplice vendita di memorabilia cinematografici, perché il primo Il diavolo veste Prada, uscito nel lontano 2006, ha avuto la capacità rara e forse mai più replicata con la stessa intensità di trasformare gli abiti in veri e propri strumenti di narrazione, veicoli attraverso cui raccontare dinamiche di potere, processi di appartenenza, metamorfosi interiori e desideri inconfessabili.

Ogni personaggio, in quella pellicola e nel suo seguito, costruisce il proprio guardaroba come un'estensione del linguaggio e dell'evoluzione psicologica: Andy Sachs, interpretata da Anne Hathaway, scopre sulla propria pelle, ancor prima di imparare a padroneggiarlo, che persino il maglioncino color pervinca che indossa con noncuranza non è un capo qualsiasi, ma il risultato finale di una lunga e complessa catena di scelte culturali, produttive ed economiche che coinvolgono stilisti, buyer, redazioni e persino le tinte industriali.

Tra i pezzi più attesi dell'asta spiccano proprio alcuni dei capi simbolo di questa seconda pellicola, come il celebre maglione ceruleo che fa il suo ritorno in una versione aggiornata, e l'eclatante abito piumato indossato da Lady Gaga, la quale si è unita al cast nel ruolo di una nuova, carismatica collega di redazione, portando con sé quella dose di eccentricità e teatralità che solo lei sa regalare a un personaggio.

Milano e il Prada effect, l'onda lunga del film tra le strade del capoluogo lombardo

L'effetto trainante del film, del resto, non si è fatto sentire solo sugli schermi o nelle sale d'asta, ma ha letteralmente travolto anche le città che hanno fatto da sfondo alle riprese, a partire da Milano dove, a mesi dall'uscita, si registra un autentico boom di presenze turistiche nei quartieri e nelle vie che hanno visto sfilare Anne Hathaway e Meryl Streep.

Le location del capoluogo lombardo, scelte con cura per restituire l'atmosfera patinata e frenetica del mondo dell'editoria di lusso, sono diventate mete obbligate per fan e curiosi arrivati da ogni angolo del globo, generando un indotto non indifferente per negozi, ristoranti e attività commerciali della zona; un fenomeno che gli addetti ai lavori hanno già ribattezzato "Prada effect", a sottolineare come il cinema, quando riesce a intercettare lo spirito del tempo, possa trasformarsi in un motore economico e culturale capace di superare i confini della sala.

Questo interesse diffuso, che non accenna a diminuire, ha certamente contribuito a creare il terreno fertile per iniziative come quella di Christie's, la quale ha saputo cogliere il momento giusto per lanciare un'operazione che incrocia nostalgia, glamour e impegno civile.

Un'asta per due cause, tra moda e libertà di stampa

La scelta di devolvere parte del ricavato al Committee to Protect Journalists non è certo casuale, considerando che il primo film, e in qualche misura anche il suo seguito, hanno sempre messo al centro la figura del giornalista e le sue fragilità, tra pressioni editoriali, etica professionale e la costante ricerca di una notizia che possa fare la differenza; Meryl Streep, che da sempre sostiene attivamente cause legate alla libertà di espressione, ha voluto che questa asta diventasse un'occasione concreta per raccogliere fondi a tutela di quei cronisti che operano in zone di guerra o in regimi

Autoritari, dove il semplice fatto di scrivere la verità può costare la carriera o addirittura la vita. Parallelamente, il coinvolgimento del Council of Fashion Designers of America ribadisce il legame indissolubile tra l'industria cinematografica e quella della moda, due mondi che nel film si specchiano e si alimentano a vicenda, e che proprio in iniziative come questa trovano un punto di incontro capace di andare oltre la mera promozione commerciale.

L'asta, che si terrà durante la settimana della moda newyorkese, sarà quindi un evento a tutto tondo, capace di attirare collezionisti, appassionati di cinema e grandi firme dello styling, tutti pronti a contendersi i pezzi unici che hanno reso indimenticabili le scene del secondo capitolo, e a contribuire così a una causa che, in un'epoca di profonde trasformazioni del giornalismo, appare più attuale che mai.

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