"Il diavolo veste Prada 2": un ritorno tra nostalgia e dubbi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Vent’anni dopo l’uscita del film che ha raccontato, senza sconti, i meccanismi spietati del fashion system, "Il diavolo veste Prada" tornerà sugli schermi il primo maggio 2026. Un sequel atteso, ma che si trova a fare i conti con un mondo radicalmente cambiato, dove certi temi – dal body shaming all’esclusione sociale – non sono più soltanto materia da satira, ma questioni su cui il dibattito pubblico si è fatto più consapevole e severo.
La 20th Century Studios ha confermato l’inizio delle riprese, diffondendo un teaser che ha subito conquistato i social: due scarpe rosse, iconiche quanto quelle che aprivano il primo film, accompagnate dalla scritta che annuncia il ritorno di Miranda Priestly. Meryl Streep riprenderà il ruolo della direttrice di "Runway", ispirata alla figura di Anna Wintour, che proprio in questi giorni ha lasciato la direzione di Vogue America dopo 36 anni. Accanto a lei, il cast originale – Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci – sarà affiancato da nuove presenze, tra cui un’attrice di "Bridgerton", il cui nome è ancora tenuto segreto.
Se il primo film, uscito nel 2006, aveva sbancato i botteghini incassando 362 milioni di dollari, era anche perché mostrava senza filtri un ambiente fatto di soprusi e competizione spietata, dove l’apparenza contava più del talento. Ma oggi, in un’epoca in cui l’industria della moda è sotto scrutinio per le sue pratiche tossiche, ci si chiede se un sequel possa reggere il confronto con le aspettative del pubblico, diventato più critico.
Già allora, la pellicola metteva in luce dinamiche che oggi definiremmo problematiche: la pressione fisica e psicologica sulle dipendenti, l’ossessione per l’immagine, la gerarchia impietosa. Elementi che, se vent’anni fa potevano essere letti come una caricatura grottesca, oggi suonano come un monito. Resta da vedere se il nuovo capitolo saprà adattarsi ai tempi, o se rischierà di apparire anacronistico, un ritratto di un’epoca che molti preferirebbero dimenticare.




