Shelly Kittleson, la reporter americana rapita a Baghdad: liberata dopo un inseguimento, fermato uno dei rapitori

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un’operazione delle forze di sicurezza irachene, scattata immediatamente dopo la segnalazione del sequestro, ha portato al fermo di uno dei presunti responsabili e al recupero di un veicolo utilizzato per il crimine, sebbene al momento non siano state fornite indicazioni ufficiali circa le condizioni di salute della vittima, che alcune fonti danno per ricoverata in ospedale. La giornalista statunitense Shelly Kittleson, collaboratrice di diverse testate internazionali e italiane – tra cui, stando a quanto risulta, “Il Foglio” e l’ANSA – è stata infatti rapita nel pomeriggio di ieri nel cuore della capitale irachena, precisamente in Saadoun Street, una delle arterie centrali nelle vicinanze dell’Hotel Baghdad. Le prime ricostruzioni della dinamica parlano di un commando di uomini armati che avrebbe intercettato l’auto della reporter, prelevandola con la forza per poi darsi alla fuga a bordo di più vetture in un’azione che ha immediatamente fatto scattare l’allarme.

L’inseguimento, l’arresto e la liberazione

La risposta delle autorità locali non si è fatta attendere. Il ministero dell’Interno iracheno ha confermato l’avvio di un’operazione di ricerca basata su “precise informazioni di intelligence”, come si legge in una nota ufficiale, portando le forze di sicurezza a intercettare uno dei veicoli dei rapitori nei pressi della provincia di Babil, a sud-ovest di Baghdad, dopo un inseguimento che si è concluso con il ribaltamento del mezzo. Proprio durante questa fase è stato tratto in arresto un sospettato, mentre gli altri complici sono attualmente ricercati. Sebbene il ministero non abbia inizialmente divulgato l’identità della vittima, limitandosi a parlare di una giornalista straniera, fonti della sicurezza irachene hanno successivamente confermato che si trattava di una donna con cittadinanza statunitense. La stessa Kittleson, secondo quanto riferito da al Arabiya, sarebbe stata tratta in salvo e trasportata in ospedale a seguito del ribaltamento dell’auto su cui viaggiava.

Chi è Shelly Kittleson, una firma esperta del Medio Oriente

Shelly Kittleson, originaria del Wisconsin, non è una figura nuova per chi segue le complesse dinamiche della regione. Giornalista freelance con una lunga esperienza sul campo, ha costruito la sua carriera nei teatri di guerra più difficili, dall’Afghanistan alla Siria, focalizzandosi negli ultimi anni sull’Iraq, dove ha documentato l’ascesa e la caduta del sedicente Stato Islamico e le intricate trame delle milizie locali. La sua professionalità è riconosciuta da numerose testate: scrive per Al-Monitor, Foreign Policy e The National, oltre a collaborare stabilmente con media italiani, un legame che la rende particolarmente nota anche nel panorama giornalistico nazionale. Proprio oggi, prima del rapimento, era stato pubblicato sul sito del Foglio un suo articolo intitolato “Il prezzo della neutralità curda”, a testimonianza del suo costante impegno nel raccontare la realtà irachena.

Il contesto geopolitico e le ombre sulle responsabilità

Il sequestro di Kittleson riporta alla luce l’allarme lanciato da settimane dalle ambasciate occidentali, e in particolare da quella statunitense, riguardo al crescente rischio di rapine ai danni di cittadini americani in Iraq. Dall’inizio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran lo scorso 28 febbraio, gli avvertimenti si erano fatti più pressanti, spingendo molti inviati a operare esclusivamente nelle più sicure zone curde del nord. Sebbene le autorità irachene non abbiano ancora attribuito ufficialmente la responsabilità dell’azione, fonti statunitensi hanno indicato un possibile coinvolgimento di Kataib Hezbollah, un gruppo paramilitare sciita iracheno legato a Teheran. Lo stesso analista di CNN Alex Plitsas, indicato come contatto d’emergenza della reporter, ha dichiarato pubblicamente che la donna potrebbe essere stata presa di mira proprio da questa fazione, aggiungendo che il Dipartimento di Stato americano, in una nota firmata dall’assistente segretario Dylan Johnson, ha confermato di aver precedentemente avvertito la giornalista delle minacce specifiche che incombevano su di lei. Per l’amministrazione Trump, come si legge nella nota, la sicurezza dei cittadini americani rimane la priorità assoluta, mentre l’FBI continua a coordinarsi con le autorità locali per far luce sull’accaduto.

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