Inflazione Usa sorprende, mercati in tensione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I rendimenti dei Treasury statunitensi continuano a salire, estendendo il trend positivo della scorsa seduta, mentre gli investitori attendono con ansia i dati sull’inflazione di gennaio. Il costo del finanziamento del decennale Usa ha raggiunto il 4,65% dopo un’ora di negoziazioni, mentre il Btp italiano della stessa scadenza ha registrato un rendimento annuo del 3,56%, anch’esso in aumento. Questi movimenti riflettono la crescente attenzione sui numeri macroeconomici, che hanno superato le previsioni, confermando un’inflazione più robusta del previsto.

L’indice dei prezzi al consumo (Cpi) ha mostrato un’accelerazione inattesa, portando l’inflazione al 3% a gennaio, rispetto al 2,9% atteso. Questo dato, che ha sorpreso gli analisti, rafforza la decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi di interesse invariati, almeno nel breve termine. La Fed, guidata da Jerome Powell, ha ribadito la necessità di prudenza, e ora gli occhi sono puntati sul discorso che il presidente terrà alla Camera dei Rappresentanti, previsto per le 16:00.

Intanto, i mercati azionari americani hanno aperto in negativo, con il Dow Jones che ha perso lo 0,92%, l’S&P 500 lo 0,61% e il Nasdaq Composite lo 0,87%. La reazione immediata degli indici riflette il timore di un’inflazione più persistente, che potrebbe ritardare eventuali tagli dei tassi, inizialmente attesi per il primo semestre ma ora spostati a dicembre.

Anche in Europa, l’inflazione Usa ha fatto sentire i suoi effetti. Piazza Affari ha chiuso in leggero calo (-0,1%), con il Ftse Mib fermo a 37.531 punti. Tra i titoli in evidenza, Nexi ha guadagnato il 3,8%, Banca Popolare di Sondrio il 2,1% e Iveco l’1,4%, mentre le utilities come A2a (-1,5%) ed Hera (-2%) hanno registrato perdite.

Sul fronte politico, Donald Trump ha criticato la gestione economica dell’amministrazione Biden, invocando un taglio dei tassi che però sembra sempre più improbabile alla luce dei dati recenti. L’ex presidente ha attribuito la responsabilità dell’aumento dei prezzi alle politiche del suo successore, in un contesto in cui l’inflazione continua a rappresentare una sfida per l’economia globale.

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