Guerra in Ucraina, il piano B dei «volenterosi» per la forza di pace
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Redazione Esteri
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La discussione sulla possibile missione di sicurezza militare in Ucraina, che vede coinvolti britannici e francesi nel tentativo di accelerare i tempi, ha preso forma durante una videoconferenza organizzata sabato scorso dal premier britannico Keir Starmer. All’incontro, cui hanno partecipato 27 leader internazionali insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è seguito un annuncio significativo: già 30 Paesi si sono detti pronti a far parte della cosiddetta «coalizione dei volenterosi», una forza militare che potrebbe essere dispiegata per garantire il rispetto di un eventuale accordo di pace.
Il portavoce di Downing Street, pur senza specificare i nomi degli Stati aderenti oltre ai 26 già presenti al vertice, ha confermato che il numero è in crescita. Giovedì 20 marzo, durante una riunione operativa con i comandanti delle Forze Armate, si entrerà nel dettaglio delle operazioni. Starmer, da parte sua, ha ribadito l’importanza di un impegno concreto, sottolineando che la coalizione potrebbe contare su un «numero significativo» di partecipanti.
La mossa, tuttavia, non è passata inosservata a Mosca. Il governo russo ha già avvertito che l’invio di truppe straniere in Ucraina rappresenterebbe un atto «pericoloso», alimentando ulteriori tensioni in un contesto già fragile. Nonostante ciò, le diplomazie occidentali continuano a moltiplicare le dichiarazioni di sostegno a Kiev, mentre si attende il colloquio telefonico tra i presidenti russo e americano, previsto per domani.
L’idea di una forza di peacekeeping, che potrebbe includere non solo militari ma anche osservatori internazionali, sembra guadagnare terreno. Tuttavia, rimangono molte incognite, a partire dalla reale volontà dei Paesi coinvolti di impegnarsi in un’operazione che, oltre ai rischi logistici e politici, potrebbe prolungarsi indefinitamente.
Intanto, il ruolo della Turchia e del suo presidente Recep Tayyip Erdogan sembra destinato a crescere. Ankara, che ha mantenuto un profilo ambiguo durante il conflitto, potrebbe infatti assumere un peso maggiore nel mediare tra le parti, sfruttando i suoi rapporti sia con l’Occidente che con la Russia




