Cosa prevede il piano dei Volenterosi per la sicurezza dell'Ucraina
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Redazione Esteri
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La cosiddetta coalizione dei Volenterosi, un gruppo di trentacinque Paesi – che include membri della Nato oltre ad Australia e Giappone – ha tentato di trovare una quadra durante il vertice di Parigi, mirando a strutturare un sistema di sostegno a lungo termine per Kiev. Emmanuel Macron, anfitrione dell’incontro tenutosi in formato ibrido – con alcuni leader presenti fisicamente e altri, come la premier Giorgia Meloni, collegati da remoto – ha fornito per la prima volta un dato concreto: ventisei nazioni si sarebbero dette pronte a partecipare a un meccanismo di garanzie di sicurezza, un impegno che, per alcuni, potrebbe contemplare persino l’invio di contingenti militari.
Ciascuna capitale, come ha puntualizzato il presidente francese, avrà piena libertà di decidere tempi e modalità del proprio contributo specifico, tenendo conto delle sensibilità politiche interne – un elemento che riflette le profonde divisioni esistenti sul tema. L’Italia, da parte sua, ha già escluso in modo netto la possibilità di un dispiegamento di truppe, evidenziando come il percorso sia tutt’altro che omogeneo e privo di ostacoli. L’obiettivo principale della missione di peacekeeping, che sancisce una responsabilità diretta dei Paesi europei per la stabilità ucraina, è quello di monitorare il rispetto di un eventuale futuro accordo di pace, universalmente considerato fragile.
Questa scelta strategica, che segna un cambio di passo significativo, riflette in maniera palese una crisi di fiducia verso Washington e le strutture della Nato, spingendo gli europei a farsi carico in prima persona della gestione del conflitto e delle sue conseguenze. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dal canto suo, ha ribadito che America ed Europa "aiuteranno l'Ucraina con le garanzie di sicurezza", senza peraltro scendere nel dettaglio operativo di un impegno che deve ancora essere definito nei suoi aspetti pratici.




