La "coalizione dei volenterosi" e il dilemma europeo sul futuro dell'Ucraina
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Redazione Esteri
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Trentuno ministri della Difesa si sono confrontati a Bruxelles sulla possibilità di costituire una forza militare da dispiegare in Ucraina qualora si raggiungesse un cessate-il-fuoco con la Russia. L’iniziativa, ribattezzata "coalizione dei volenterosi", rappresenta un banco di prova per l’Europa, chiamata a dimostrare la propria capacità di agire in modo autonomo nella difesa degli interessi continentali. Tuttavia, dietro l’apparente unità, si intravedono divisioni e scetticismo: alcuni vi leggono un tentativo di rassicurare Kiev senza compromettere ulteriormente i fragili equilibri con Mosca, altri una mera operazione di facciata.
Non si tratterebbe, secondo fonti diplomatiche, di un tradizionale intervento di peacekeeping, bensì di una "forza di rassicurazione", un’espressione volutamente ambigua che lascia spazio a interpretazioni. Il ruolo principale, stando alle indiscrezioni, sarebbe affidato a istruttori, tecnici e unità di intelligence, con il Regno Unito in prima linea. Un’inchiesta del The Times ha rivelato che Londra, fin dall’inizio del conflitto, ha fornito all’Ucraina un sostegno più ampio di quanto ufficialmente riconosciuto, superando di gran lunga i limiti delle dichiarazioni pubbliche.
Dall’altra parte, la Russia non ha mancato di lanciare avvertimenti. Evgeny Popov, deputato e giornalista vicino al Cremlino, ha dichiarato senza mezzi termini che qualsiasi presenza militare occidentale in territorio ucraino sarebbe considerata un "obiettivo legittimo". Le sue parole, rilasciate in un’intervista, riflettono la posizione di Mosca: la sicurezza nazionale russa, ha sottolineato, verrà garantita "sul campo di battaglia o al tavolo delle trattative", senza concessioni.




