Zelensky dai volenterosi, alleati promettono pressione su Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino ha trovato, nel vertice della coalizione dei volenterosi, una platea disposta ad ascoltare le sue richieste di un supporto più deciso, sebbene le promesse di azione concreta rimangano, per molti versi, ancorate a dichiarazioni di principio. Aprendo i lavori, il premier britannico Keir Starmer ha definito Vladimir Putin “l’unica persona che non vuole porre fine a questa guerra”, aggiungendo che “è il momento di fare pressione, perché è l’unico modo per fare cambiare idea” al presidente russo e “portarlo al tavolo delle trattative”. Starmer, che ha bollato come “ridicole” le pretese di Mosca su territori ucraini non conquistati militarmente, ha assicurato che il Regno Unito è pronto ad agire con l’Unione Europea sull’utilizzo dei beni russi congelati, il cui ricavato sarebbe destinato a potenziare le difese di Kiev. Una posizione, questa, che sembra allinearsi con la nuova fase di solidarietà atlantica, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approvato convintamente gli sforzi europei e si prepara ad affiancarli, in un mutato scenario diplomatico seguito al suo incontro con Putin.

Un ottimismo che sconfina nella cautela

Le decisioni annunciate al vertice, tuttavia, non sembrano in grado di scalfire lo stallo sul campo di battaglia, secondo l’analisi di Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto di Politica ucraina. Bortnik osserva come, nonostante la Dichiarazione britannica sia pronta a prendere in considerazione l’invio di truppe, questa eventualità rimanga subordinata all’appoggio di Washington, il quale al momento non sussiste. La presenza militare della coalizione, così come il suo ruolo di garante di sicurezza o di moderatore del conflitto, restano pertanto confinati entro limiti molto ristretti, rivelando una sostanziale carenza di quel potere e di quella volontà politica necessari per un ingresso diretto nelle ostilità. Di qui, la percezione che si tratti per lo più di annunci, con una svolta reale che appare ancora distante.

L’Italia e il nuovo pacchetto di aiuti

Nel contesto di un Consiglio europeo che non ha brillato per capacità decisionale, come emerso dalle dichiarazioni a margine, l’Italia ha confermato il suo sostegno alla linea tracciata dai volenterosi, la quale include pure la richiesta di inviare missili a lunga gittata a Kiev. La premier Giorgia Meloni, che lo avrebbe annunciato in sede di vertice e secondo quanto Zelensky dà ormai per scontato, si accinge a varare il dodicesimo pacchetto di aiuti in armamenti destinati all’Ucraina. Si tratta di mezzi che dovrebbero aiutare il paese a fronteggiare il nuovo, prossimo inverno di guerra, un periodo che si delinea con toni cupi dopo il fallimento del colloquio tra Trump e Putin e il conseguente cambio di posizione del leader americano.

La trasformazione della coalizione

La coalizione dei volenterosi, come è emerso dalle discussioni londinesi, ha subito una significativa evoluzione nella sua natura e nei suoi obiettivi. Non rappresenta più, infatti, una mera piattaforma per pianificare la sicurezza ucraina in uno scenario post-bellico o in seguito a un cessate il fuoco, un’ipotesi resa sempre più remota dall’intransigenza russa e dalle richieste che Keir Starmer non ha esitato a definire assurde. Come ha fatto intuire lo stesso primo ministro britannico al termine del summit, la coalizione sta assumendo un carattere più operativo, sebbene le sue capacità di influenzare concretamente le sorti del conflitto debbano essere ancora verificate. Una prospettiva differente, invece, viene suggerita dall’inviato di Putin negli Stati Uniti, Dmitriev, il quale ha parlato di una soluzione diplomatica che sarebbe, paradossalmente, più vicina proprio in seguito a questi sviluppi.

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