Finale scudetto, Conegliano-Milano è già leggenda: le Pantere vincono gara 1 al tie-break

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’attesa, per la verità, si era già sciolta nei minuti di riscaldamento al Palaverde di Treviso; ma è stato quando il primo pallone è stato alzato in aria, tra il silenzio carico di aspettativa dei cinquemila spettatori presenti, che ci si è resi conto di assistere a qualcosa di più di una semplice partita. Gara 1 della finale scudetto di Serie A1 femminile, quella tra la Prosecco Doc Imoco Conegliano e la Numia Vero Volley Milano, ha infatti restituito un’altalena di emozioni e colpi di scena degna del miglior copione hollywoodiano. A spuntarla, al termine di un’ora e tre quarti di battaglia, sono state le Pantere – campionesse in carica – che hanno ribaltato l’inerzia di un match perso per 1 a 2 e l’hanno chiuso al tie-break per 15. Un successo, quello delle venete, che non cancella le preoccupazioni: nel quarto set, dopo una difesa in allungo, Paola Egonu ha infatti accusato un problema muscolare che l’ha costretta a giocare a mezzo servizio, lasciando intravedere un possibile giallo in vista delle prossime gare.

L’orgoglio delle Pantere: rimonta e cuore nei set decisivi

Il primo set, occorre dirlo, era stato un monologo di Conegliano: 25-20 senza storia, con Haak e Gabi già in modalità trascinatrice. Ma nel secondo parziale Milano ha cambiato volto, trovando le contromisure a muro e in difesa, e l’ha vinto 27-25 al fotofinish. Il terzo set, poi, sembrava aver consegnato le chiavi del match alle lombarde: 25-20 per la Vero Volley, con le pantere in affanno e il Palaverde improvvisamente freddo. È a questo punto, quando la sconfitta in quattro set era un’ipotesi più che concreta, che la squadra di casa ha estratto quella “mentalità vincente” di cui tanto si parla ma che raramente si vede tradotta in punti pesanti. Il quarto set, vinto 27-25, è stato un pugno nello stomaco per Milano: le padrone di casa hanno annullato palle break avversarie e costretto al tie-break, dove l’equilibrio è durato fino al 13. Poi due giocate di puro talento (e di nervi saldi) hanno regalato il 15-13 e l’1-0 nella serie.

Il fattore Egonu e l’incognita muscolare che aleggia su gara 2

A rovinare la festa delle pantere, almeno in parte, c’è la condizione fisica del loro opposto di maggiore spicco. Paola Egonu, infatti, è apparsa in difficoltà dal quarto set in avanti: a seguito di un allungo difensivo, la giocatrice ha avvertito un problema muscolare che ne ha limitato l’esplosività e la potenza in attacco. La scelta dello staff tecnico di tenerla in campo a “mezzo servizio” – senza forzare il salto e gestendo i cambi – suggerisce che non si tratti di un infortunio grave, ma l’incognita resta tutta da sciogliere in vista di mercoledì 15 aprile. Quel giorno, per la prima volta nella storia di questa finale, la serie si sposterà all’Allianz Cloud di Milano: gara 2 sarà un crocevia obbligato per la Numia, che ha dimostrato di poter mettere in difficoltà le campionesse in carica per tre set su cinque.

Milano ci prova ma si arrende nel quinto: ora la serie si sposta al tie-break della città

La cronaca del tie-break, va detto, racconta di una Milano mai doma. Le ragazze di coach Lavarini (si intende l’allenatore della Numia, senza ulteriori dettagli) hanno avuto più volte il match point a disposizione, trovando risposte importanti da muro e da posto 2. Ma la differenza, in questi match che valgono un titolo, l’hanno fatta la freddezza di Haak al servizio e la lettura del gioco di Gabi in ricezione. Il 15-13 finale è un fotografia impietosa ma chiara: Conegliano soffre, vince, e si prende l’intero fattore campo. Milano, dal canto suo, può recriminare per aver gettato alle ortiche una vantaggio di 2 set a 1, ma è consapevole che la serie è ancora lunghissima. Mercoledì, tra meno di una settimana, l’Allianz Cloud si vestirà a festa per la prima finale scudetto della sua storia: lì si deciderà se le pantere allungheranno o se la Numia riuscirà a pareggiare i conti. Una cosa è certa: chiunque abbia visto gara 1 non potrà perdersi il seguito.

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