La resistenza di Milano che ha riaperto i conti: Egonu (34 punti) riscrive la finale
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Redazione Sport
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Le certezze, si sa, nel volley durano quanto il tempo di un cambio palla. E la Prosecco Doc Imoco Conegliano, che sull'Allianz Cloud aveva archiviato la pratica con un secco 3-0, si è trovata a fare i conti con una verità scomoda nel catino del PalaVerde. Di fronte ai 5.344 spettatori che avevano riempito ogni ordine di posti per assistere al possibile colpo di grazia, sono state invece le ragazze di Stefano Lavarini a scrivere un capitolo inaspettato di questa serie. La Numia Vero Volley Milano ha vinto con il punteggio di 1-3 (20-25, 25-20, 28-30, 20-25), dimostrando che la differenza, a questi livelli, la fa spesso la capacità di cancellare la memoria delle sconfitte passate e di vivere il singolo punto come se fosse una partita a sé.
La dittatura silenziosa di Paola Egonu
Se si cerca il fattore X di questa rimonta, non si può fare a meno di incrociare lo sguardo glaciale di Paola Egonu. L'opposto azzurro ha letteralmente annichilito il muro avversario mettendo a referto 34 punti personali, una cifra che da sola racconta la difficoltà di Conegliano nel trovare una soluzione a un'attaccante che colpiva da ogni zona del campo. Non è solo una questione di potenza, nella sua prestazione; c'è una lettura delle intenzioni altrui, una capacità di trovare l'incrocio o il pallonetto proprio quando la difesa di casa sembrava aver trovato una posizione. Dall'altra parte della rete, Isabelle Haak ha risposto con 27 punti, tenendo a galla le sue compagne nei momenti di maggiore confusione, ma la differenza l'ha fatta la continuità delle lombarde nei frangenti decisivi. Nel terzo set, quello che ha di fatto spento l'entusiasmo delle padrone di casa, Egonu ha messo a segno 12 punti, colpendo con una precisione chirurgica ogni pallone alzato dalla regia.
L'errore e la reazione: la svolta nel terzo parziale
L'inerzia della partita, però, non è cambiata per un semplice attacco vincente. È cambiata quando Milano ha smesso di subire il gioco avversario e ha iniziato a costruire il proprio vantaggio dalla linea dei nove metri. Nel primo set, gli 8 errori al servizio commessi da Conegliano hanno regalato un vantaggio insperato alle ospiti, che hanno chiuso 20-25 senza mai sentirsi realmente in pericolo. La reazione di Santarelli nel secondo set è stata classica: più ordine, meno frenesia, e il 25-20 che riportava l'equilibrio sembrava il preludio alla canonica rimonta delle pantere.
E invece, nel terzo parziale, si è vista la partita perfetta che Lavarini aveva disegnato alla vigilia. Sul 17-20 per Milano, l'ingresso di Adigwe al servizio per Conegliano ha provocato una scossa (due ace che hanno firmato il pareggio sul 20-20), ma la differenza l'ha fatta la solidità mentale. Il muro di Kurtagic su Gabi al sesto set point (28-30) non è stato solo un punto, ma la dimostrazione che Milano poteva vincere anche lo sporco, quella fase di gioco dove solitamente le venete sono maestre. Le 5 murate vincenti della stessa Kurtagic hanno compensato la maggiore esperienza del reparto avversario, trasformando la difesa in attacco.
L'ultimo atto all'Allianz Cloud
Il quarto set è stato una formalità, quasi una passerella prima della conclusione. Con il parziale di 20-25, Milano ha spento ogni velleità di rimonta, amministrando il vantaggio accumulato nei momenti caldi. L'Allianz Cloud avrà ora l'occasione di riabbracciare la sua squadra mercoledì 22 aprile, con la serie che si accorcia sul 2. Per Conegliano, che aveva già indossato l'abito da cerimonia per festeggiare il nono scudetto della sua storia, resta l'amarezza di aver sprecato un'opportunità d'oro. Per Milano, invece, la consapevolezza di aver rotto un incantesimo: quello che vedeva le pantere imbattibili nelle partite che contano. Ora si torna a giocare, senza il peso della chiusura immediata, ma con la tensione di chi sa che ogni errore, adesso, pesa il doppio.




