Ranieri e la panchina azzurra: il memorandum che non ha convinto e i nodi della Figc

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Claudio Ranieri, dopo aver valutato a lungo l’ipotesi di sedersi sulla panchina dell’Italia, ha detto no. Una decisione che ha sorpreso la Figc, la quale, nei colloqui con i Friedkin – proprietari della Roma – e con lo stesso tecnico romano, aveva già superato diversi ostacoli, arrivando persino a redigere un documento per gestirne il doppio ruolo. Quel memorandum, che avrebbe dovuto regolare la sua posizione sia come commissario tecnico della Nazionale sia come consulente dei giallorossi, era stato approvato da Ranieri, il quale si era detto entusiasta dell’incarico. Ma qualcosa, evidentemente, non ha funzionato.

Le norme che avrebbero potuto creare conflitti d’interesse – questione sollevata da più parti – si sono rivelate, in realtà, un falso problema. Il vero nodo, come spesso accade in questi casi, è altrove: nella mancanza di una strategia chiara da parte della Federazione, che ha perso l’occasione di puntare su nomi come Ancelotti o Allegri, entrambi disponibili in passato ma ora fuori dai giochi. "Nel calcio il tempismo è tutto", e la Figc, in queste settimane, ha dimostrato di non averne. L’esonero di Spalletti, deciso senza avere un sostituto pronto, ne è l’ultima prova.

Intanto, Marco Materazzi – protagonista del trionfo mondiale del 2006 – ha indicato i possibili candidati: "Cannavaro, Gattuso e De Rossi sono perfetti. Porterebbero una ventata nuova". Parole che riflettono il bisogno di un cambiamento, in un momento in cui la squadra azzurra naviga in acque turbolente. Anche il ministro Abodi, intervenendo a margine di un convegno, ha riconosciuto le difficoltà: "Ranieri ha detto no dopo una valutazione ponderata, non a cuor leggero". Quanto alle qualificazioni, ha ammesso che "le premesse non sono ottimali", pur lasciando uno spiraglio.

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