Romina Power, tra amore per Al Bano e il ricordo di Ylenia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un’intervista rilasciata nel salotto di "Verissimo", Romina Power ha offerto una riflessione a tutto tondo sulla sua esistenza, presentando il volume "Pensieri profondamente semplici", un abbecedario edito da Rizzoli che, attraverso una scelta lessicale personale, scandisce i momenti salienti di una vita vissuta sotto i riflettori. L’artista, la cui carriera poliedrica spazia dalla musica al cinema, ha dipanato i fili di un racconto intimo, dove la dimensione pubblica si intreccia, in modo inestricabile, con quella privata di donna e di madre, senza concedere nulla alla retorica e mantenendo un tono di schietta profondità.
Un legame che resiste al tempo
Uno dei nuclei centrali del dialogo ha riguardato il rapporto con Al Bano, al suo fianco per decenni sia nella vita che sulla scena. Romina Power, sfatando qualsiasi ipotesi di conflittualità residua, ha chiarito come tra loro le cose procedano in maniera ottima, definendo quel sentimento, che molti considerano ormai relegato al passato, come un amore che tuttora persiste. "L’amore resta, il dolore anche", ha affermato, sintetizzando con una frase di rara efficacia la complessità di un legame che, pur trasformato dalla scelta della separazione – maturata, come ha spiegato, per il proprio benessere –, conserva una solidità fatta di affetto e di una ironia condivisa, elementi che continuano a caratterizzare il loro modo di relazionarsi.
L’assenza che non si placa
Il racconto, però, non poteva evitare di toccare il punto più doloroso, ovvero la scomparsa della figlia Ylenia, avvenuta a New Orleans nell’ultimo giorno del 1993, un caso di cronaca nera che, nonostante il tempo trascorso, rimane una ferita aperta. Power ha affrontato l’argomento con un rispetto che bandisce i dettagli espliciti, concentrandosi piuttosto sulla qualità di un ricordo che il tempo non ha scalfito, un dolore mai sopito che convive, paradossalmente, con il flusso della vita quotidiana. Quel lutto, che ha segnato irrevocabilmente la storia familiare, emerge dalle sue parole come una presenza costante, un elemento con il quale ha imparato a convivere senza che questo significhi averlo superato.




