Notte di scosse in Sicilia, la terra trema nel Tirreno meridionale tra Messina e Palermo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una notte agitata, di quelle che svegliano di colpo e lasciano il silenzio carico di tensione, ha interessato la costa settentrionale della Sicilia. La terra ha tremato nel Tirreno meridionale con una sequenza sismica chiaramente avvertita tra Messina e Palermo, dove le due scosse più forti sono arrivate a pochi minuti di distanza l’una dall’altra proprio nel cuore della notte. A dare i numeri di questo risveglio brusco è stato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha localizzato l’epicentro dei movimenti tellurici in mare, al largo delle coste, in un’area che da sempre è riconosciuta per la sua natura sismicamente attiva.

La prima scossa, quella che ha rotto il silenzio poco dopo le due e quarantacinque, ha raggiunto una magnitudo di 4.6; il suo epicentro è stato individuato nel Mar Tirreno meridionale davanti a Messina, a una profondità di circa 29 chilometri. Appena tre minuti dopo, alle 2:49, un secondo movimento tellurico di magnitudo 4.3 ha fatto nuovamente tremare la terra, stavolta con ipocentro più superficiale, fermo a 11 chilometri di profondità e con epicentro vicino all’isola di Alicudi, nell’arcipelago delle Eolie. Le due scosse principali, separate da un intervallo brevissimo, hanno dato il via a uno sciame sismico che ha tenuto in apprensione i residenti per diverse ore.

Uno sciame sismico interminabile e la paura lungo la costa

Se le prime due scosse sono state le più potenti, la sequenza non si è esaurita con loro. L’Ingv ha rilevato, nel corso della notte, un totale di almeno quindici eventi sismici concentrati nella stessa area delle Eolie e nel Tirreno meridionale. A queste due scosse principali, infatti, ne sono seguite numerose altre di magnitudo inferiore, comprese tra 2.0 e 3.0, che hanno caratterizzato un vero e proprio sciame sismico protrattosi dalle prime ore dell’1:19 fino alle 4:28 del mattino. La situazione ha generato comprensibile preoccupazione tra la popolazione, particolarmente lungo la fascia tirrenica che va dal Messinese fino al capoluogo palermitano, dove il terremoto è stato percepito in modo netto e inequivocabile.

A Palermo, dove il movimento tellurico ha svegliato migliaia di persone, i segni del passaggio della scossa sono stati evidenti: chi racconta di aver visto i lampadari oscillare violentemente, chi parla di un lieve boato avvertito poco prima dello scuotimento. La paura, come spesso accade in questi casi, è stata tanta e diffusa, ma fortunatamente al termine della sequenza sismica non è stato registrato alcun danno né a persone né a cose, né lungo la costa né nell’entroterra. I controlli effettuati dalle autorità, sebbene non menzionati in dettaglio nei primi bollettini, hanno escluso criticità strutturali nelle aree maggiormente esposte.

I dati tecnici del movimento tellurico e il contesto sismico

L’analisi dei dati diffusi dall’Ingv, che ha monitorato costantemente l’evolversi della situazione, ha permesso di inquadrare con precisione le caratteristiche del fenomeno. La scossa delle 2:46, di magnitudo 4.6 (inizialmente stimata tra 4.8 e 5.3), ha avuto il suo epicentro nel mar Tirreno meridionale di fronte a Messina, con una profondità di 29 km che ne ha attenuato la percezione rispetto a quella successiva. La seconda scossa delle 2:49, invece, pur essendo di magnitudo inferiore (4.3), è stata avvertita con maggiore intensità in alcune zone a causa della sua minore profondità, pari a soli 11 km, e della sua vicinanza all’arcipelago delle Eolie.

A fare da cornice a questi eventi, c’è un contesto geologico che non sorprende gli esperti. La zona a nord della Sicilia, e in particolare l’area delle isole Eolie, è nota per la sua alta pericolosità sismica. Negli ultimi trenta giorni, l’Ingv aveva già localizzato circa trenta terremoti a sud-est della zona colpita nella notte, con il più forte di magnitudo 3.6 risalente al 14 marzo scorso. Questi dati confermano come l’area del Tirreno meridionale, pur non avendo prodotto danni in questa occasione, resti una delle più monitorate d’Italia, con una sismicità di fondo che si manifesta attraverso sciami e sciami minori.

La sequenza delle repliche e il risveglio delle città

Dopo le due scosse principali, la terra non ha trovato subito pace. La sequenza sismica è proseguita con una serie di repliche di minore intensità che si sono susseguite a ritmo serrato nelle ore successive. Una scossa di magnitudo 3.0 è stata avvertita nel Mar Tirreno meridionale alle 2:53, seguita da altre cinque nelle acque delle Eolie tra le 2:55 e le 3:14, con magnitudo comprese tra 2.1 e 2.9 e profondità variabili tra 10 e 27 chilometri. Altre quattro repliche, con magnitudo tra 2.0 e 2.8, si sono registrate tra le 3:25 e le 4:02, completando così un quadro di attività tellurica che ha interessato l’area per tutta la notte.

L’effetto sulla popolazione è stato quello di una notte insonne per molti residenti della costa settentrionale siciliana. La percezione diffusa del sisma, testimoniata da numerosi racconti, ha interessato non solo la provincia di Messina e Palermo ma anche alcuni comuni della provincia di Reggio Calabria, sull’altra sponda dello Stretto. Sebbene la paura sia stata la protagonista indiscusse della nottata, le rassicurazioni giunte dall’Ingv e l’assenza di danni strutturali hanno contribuito a riportare la calma nelle ore successive, con la popolazione che ha gradualmente ripreso la normalità dopo un risveglio così brusco e carico di tensione.

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