Giulia annegata in piscina a due anni, la procura di Palermo apre un'inchiesta per omicidio colposo
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Redazione Interno
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La notte di Villagrazia, un sobborgo agricolo alle porte di Palermo, si è trasformata in un teatro di disperazione silenziosa. L’ultima risata scambiata a cena, il tintinnio dei bicchieri, il rumore di fondo dei bambini che giocano a pochi metri dal tavolo: tutto si è improvvisamente interrotto poco prima della mezzanotte, quando i genitori di Giulia Rita Guadagna, due anni e mezzo, si sono accorti che la figlia non era più tra i piccoli ospiti della villetta presa in affitto per l’estate.
La bambina è stata trovata senza vita nella piscina fuori terra allestita nel giardino, con il viso immerso nell’acqua e il corpo ormai inerme che galleggiava accanto alla scaletta di accesso. La corsa disperata verso la guardia medica, con il padre che stringeva al petto il corpicino senza più respiro, è valsa soltanto a certificare un decesso che i sanitari, sopraggiunti poco dopo, non hanno potuto che constatare senza alcuna possibilità di intervento.
Il sostituto procuratore di turno ha disposto il sequestro della salma e della piscina, mentre i carabinieri della compagnia di Palermo hanno avviato le prime sommarie informazioni per ricostruire la dinamica di quei tragici minuti, durante i quali nessuno degli adulti presenti si sarebbe accorto dell’allontanamento della piccola dal gruppo degli altri bambini.
La serata e la scoperta
Erano circa le ventitré e trenta quando, tra un piatto e l’altro della cena consumata con alcuni amici nella villetta in via Villagrazia, qualcuno ha formulato la domanda che avrebbe gelato il sangue a tutti: "Dov’è Giulia?". Il giardino, che la madre aveva ribattezzato con affetto "il mio angolo di oasi" in un video condiviso in precedenza sui social, si presentava come un piccolo paradiso domestico per i più piccoli, con un rettangolo di erba sintetica, un ombrellone colorato, sedie e tavolini sparsi tra scivoli e giocattoli.
In fondo a questo spazio, però, si ergeva la sagoma grigia e profonda di una piscina fuori terra, alta almeno un metro e mezzo, provvista di scaletta metallica, e accanto a essa una piscinetta gonfiabile azzurra per i bambini più piccoli. È proprio nella vasca maggiore che i genitori hanno rinvenuto la figlia, dopo pochi minuti di ricerche concitate: la bimba galleggiava a pancia in giù, con il volto già affondato nell'acqua e il corpo esanime che non dava più alcun segno di vita.
Il padre, senza attendere l’arrivo di un’ambulanza, l’ha caricata in auto e si è precipitato al pronto soccorso, ma i medici di guardia non hanno potuto fare altro che dichiarare l’avvenuto decesso della piccola, gettando la famiglia in un abisso di dolore e incredulità.
L'inchiesta della procura
La procura della Repubblica di Palermo, attraverso il magistrato di turno, ha formalmente aperto un fascicolo per omicidio colposo, iscrivendo al registro degli indagati i genitori della vittima con l’accusa, al momento solo formale, di omicidio colposo, al fine di consentire il compimento di tutti gli accertamenti tecnici irripetibili sul corpo della bambina e sul luogo della tragedia.
La salma di Giulia Rita Guadagna è stata sottoposta a sequestro giudiziario e già nelle prossime ore potrebbe essere disposta l’autopsia, un esame che si rivelerà cruciale per determinare con esattezza le cause del decesso e l’orario della morte, elementi che gli inquirenti utilizzano per verificare eventuali negligenze nella sorveglianza dei minori.
I militari dell’Arma hanno inoltre sequestrato l’intera area esterna della villetta, compresa la piscina fuori terra e la piscinetta gonfiabile, per effettuare rilievi fotogrammetrici e planimetrici che possano chiarire come la bambina, alta poco più di ottanta centimetri, sia riuscita a scavalcare il bordo della vasca o a salire la scaletta senza che nessuno se ne accorgesse, in un arco di tempo che, secondo le prime ricostruzioni, non avrebbe superato i cinque o sei minuti.
La dinamica e le responsabilità
La villetta di via Villagrazia, situata in una zona semiperiferica della campagna palermitana, era stata presa in affitto per la stagione estiva proprio per trascorrere momenti di relax tra famiglie e amici, e quella sera gli adulti erano intenti a consumare la cena all’aperto, seduti a tavola, mentre i bambini giocavano apparentemente in sicurezza sotto lo sguardo distratto dei presenti.
Le testimonianze raccolte finora dai carabinieri dipingono una serata tranquilla, senza alcun evento degno di nota prima del ritrovamento del corpo, e non sono emersi, al momento, elementi che facciano pensare a una responsabilità diretta di terzi estranei alla cerchia familiare. Tuttavia, l’attenzione degli inquirenti si concentra ora sulla valutazione delle misure di sicurezza adottate per proteggere la piscina, una struttura che, per dimensioni e profondità, avrebbe richiesto una sorveglianza costante e probabilmente barriere di delimitazione per impedire l’accesso ai bambini più piccoli.
Gli investigatori stanno anche verificando la conformità della vasca rispetto alle normative vigenti in materia di piscine private e l’eventuale presenza di cartelli di pericolo o di dispositivi di copertura, elementi che potrebbero configurare, in sede processuale, profili di colpa generica o specifica a carico dei genitori o, eventualmente, dei proprietari dell’immobile.
Il ruolo dei social e la copertura mediatica
La vicenda ha rapidamente assunto una risonanza nazionale, amplificata dalla circolazione sui social network di immagini e video che la stessa famiglia aveva pubblicato nei giorni precedenti, tra cui un breve filmato in cui si vedeva il giardino della villetta con la piscina fuori terra e la piccola Giulia che giocava vicino alla vasca gonfiabile, con la madre che descriveva quello spazio come un’oasi di pace.
Questo materiale, ora al centro dell’attenzione mediatica, non ha alcun valore probatorio diretto, ma contribuisce a delineare il contesto familiare e le abitudini quotidiane che potrebbero essere utili agli esperti incaricati dalla procura per ricostruire la sequenza degli eventi.
I legali della famiglia, che al momento non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, si stanno avvalendo del diritto al silenzio in attesa che vengano completati gli esami autoptici, mentre i genitori, sotto choc, sono stati ascoltati dai carabinieri in forma di persone informate sui fatti, senza che sia stata formalizzata al momento alcuna misura cautelare a loro carico.
La magistratura, nell’assoluta riservatezza che contraddistingue le indagini preliminari, sta procedendo con il massimo riserbo, consapevole della delicatezza di un caso in cui il lutto di una famiglia si intreccia con la necessità di fare piena luce su una morte che poteva forse essere evitata con una più attenta vigilanza e con l’adozione di elementari precauzioni.
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