La signora Scarpetta, un cognome italiano per la patologa forense più famosa d'America
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando si è seduta davanti al foglio bianco, alla fine degli anni Ottanta, Patricia Cornwell aveva ben chiaro un punto: la sua protagonista, Kay Scarpetta, non sarebbe stata la classica eroina americana. E oggi, a pochi giorni dal debutto della serie tv su Prime Video, previsto per l'11 marzo, la scrittrice torna a rivendicare con forza le radici della sua creatura, quelle italiane che ne hanno plasmato il carattere e, persino, il cognome. In un' intervista rilasciata a La Repubblica, l'autrice ha spiegato quanto la cultura del nostro paese abbia influenzato la creazione del personaggio, un medico legale dal polso fermo e dalla cucina squisita, elementi che ne hanno decretato il successo planetario con oltre 120 milioni di copie vendute.
La serie, che vede Nicole Kidman calarsi nei panni dell'anatomopatologa della Virginia, arriva dopo anni di tentativi andati a vuoto e adattamenti rimasti sulla carta, e si presenta con una struttura narrativa ambiziosa. Sviluppata da Liz Sarnoff per il piccolo schermo, la produzione targata Amazon MGM Studios e Blumhouse Television non si limiterà a raccontare le indagini del presente, ma intreccerà le vicende con un lungo flashback che riporta la dottoressa Scarpetta agli esordi della sua carriera, alla fine degli anni Novanta. È un meccanismo, questo del doppio timeline, che permetterà di esplorare non solo l'evoluzione professionale della protagonista, ma anche i fantasmi di un caso irrisolto, quello che ventotto anni prima l'aveva resa celebre e che oggi torna a minacciare la sua credibilità, se non la sua stessa vita.
Accanto a Kay Scarpetta, il cui cognome è un diminutivo che richiama l'italiana "scarpa", un dettaglio filologico non da poco svelato dall'autrice stessa nei romanzi, prenderà una galleria di personaggi altrettanto complessi. A interpretare Dorothy, la sorella della protagonista descritta come una donna narcisista e opprimente, sarà Jamie Lee Curtis, mentre il detective Pete Marino, da sempre spalla burbera e fedele di Scarpetta, avrà il volto di Bobby Cannavale. E poi c'è Lucy, la nipote geniale e lesbica, un personaggio che nei libri ha avuto una crescita tumultuosa e che qui viene affidata ad Ariana DeBose, chiamata a dare corpo a quella che, nelle intenzioni della Cornwell, rappresenta l'evoluzione tecnologica e umana di una famiglia decisamente disfunzionale. Le riprese, si dice, hanno visto la Kidman immergersi completamente nella parte, tanto da imparare a condurre autopsie fin nei minimi dettagli, un approccio metodico che ricalca la meticolosità della stessa scrittrice, la quale, prima di esordire, aveva lavorato come analista informatica proprio nell'Istituto di Medicina Legale della Virginia.
Il peso della scienza e l'ombra del passato
La narrazione, stando a quanto anticipato dai produttori, si muoverà su un doppio binario: da un lato la Scarpetta matura, interpretata da una Kidman algida e determinata, alle prese con un omicidio efferato nella sua città natale; dall'altro la giovane Kay, a cui presta il volto Rosy McEwen, alle prime armi con la burocrazia e con i pregiudizi di un ambiente, quello della polizia scientifica, allora dominato dagli uomini. È proprio questo gioco di specchi tra passato e presente a costituire la cifra stilistica della serie, che promette di scandagliare le ferite non rimarginate e i segreti sepolti. La sceneggiatura di Sarnoff, forte delle esperienze maturate in serie complesse come Lost e Deadwood, punta a restituire la densità psicologica dei personaggi, evitando di ridurli a meri ingranaggi di un meccanismo procedurale.
Patricia Cornwell, dal canto suo, osserva l'operazione da lontano ma con la cura di chi ha dovuto lottare per anni contro Hollywood prima di vedere la sua eroina prendere vita sullo schermo. E lo fa ribadendo un concetto che le sta a cuore: Kay Scarpetta è il frutto di un'ibridazione culturale, americana nella formazione professionale, ma profondamente italiana nelle radici familiari e in quei tratti caratteriali che ne fanno un personaggio unico nel panorama del thriller. Una rivendicazione, la sua, che suona quasi come un monito per gli sceneggiatori, chiamati a non tradire l'essenza di una donna che, tra un'autopsia e un'analisi del Dna, trova il tempo per preparare le lasagne e per ricordare l'emigrazione dei suoi antenati da Verona. L'11 marzo, con l'uscita degli otto episodi in più di 240 paesi, si scoprirà se questa italianità d'importazione sarà riuscita a superare indenne la trasposizione televisiva, restando fedele allo spirito di chi, quella storia, l'ha scritta con la passione di chi considera l'Italia una seconda patria.




