Oro e argento in rialzo: tensioni geopolitiche e attese sui tassi alimentano la corsa
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Redazione Economia
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I metalli preziosi continuano a registrare performance robuste, con l'oro che ha toccato nuovi massimi storici. Le attese di un taglio dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve, unite a un panorama geopolitico instabile, spingono gli investitori verso asset rifugio. Questa tendenza è stata evidente martedì 23 settembre, quando l'E-Mini Gold future ha raggiunto il picco record di 3.824 dollari.
La fiducia nell'oro è alimentata da preoccupazioni inflazistiche non ancora del tutto sopite e da una certa debolezza nei rendimenti dei Titoli del Tesoro statunitensi, che rendono il metallo giallo più appetibile. A questi elementi finanziari si sommano le tensioni internazionali, che inducono i mercati a cercare sicurezze tangibili. Già lunedì 22 settembre, l'oro aveva superato la soglia psicologica dei 3.700 dollari, chiudendo a 3.738 dollari l'oncia.
La tendenza di breve periodo rimane positiva, come indicato dagli indicatori direzionali. Tuttavia, alcuni oscillatori segnalano una condizione di ipercomprato, che potrebbe portare a una fase di consolidamento prima di nuovi tentativi di rialzo. I prossimi obiettivi per i rialzisti si posizionano a 3.835 dollari e, successivamente, verso l'area 3.844-3.847 dollari.
In questo clima favorevole, anche l'argento sta registrando rialzi, confermando la correlazione che spesso lega i due metalli preziosi. Il balzo dell'oro ha riacceso il dibattito sulle strategie di portafoglio, spingendo molti investitori a riconsiderare il peso dei metalli preziosi, come nel caso della strategia 60/20/20. I riflessi positivi si sono estesi anche ad alcuni titoli di borsa: Technoprobe, per esempio, ha beneficiato dell'ottimismo, chiudendo a 8,77 euro il 22 settembre, in netto miglioramento rispetto ai 6,9 euro di inizio agosto.




