Il “virus dei topi” torna a far paura: terzo morto sulla Hondius, proteste a Tenerife

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ci risiamo. L’eco dell’incubo pandemico, che molti speravano di aver sepolto insieme alle mascherine negli armadi, torna a rimbombare nelle cronache internazionali. Stavolta il protagonista non è il Sars-CoV-2, ma un vecchio e silenzioso nemico degli ecosistemi sudamericani: l’Hantavirus, nella sua variante più temibile, quella “Andes”. A riaccendere i riflettori, e l’ansia collettiva, è la nave da crociera MV Hondius, trasformata da scrigno di avventure polari in gabbia galleggiante di un focolaio che ha già mietuto tre vittime in poche settimane.

La dinamica del contagio, ricostruita dalle autorità sanitarie internazionali, segue la scia di un viaggio iniziato il primo aprile dal porto di Ushuaia, in Terra del Fuoco. Il primo a cadere malato è stato un passeggero olandese, deceduto a bordo l’11 aprile senza che si sospettasse la causa reale. Solo in un secondo momento, quando anche la moglie ha iniziato a mostrare i sintomi – morendo poi il 26 aprile a Johannesburg – i test hanno confermato la presenza del genotipo letale. A questi si è aggiunto il decesso di una cittadina tedesca, avvenuto il 2 maggio, portando il bilancio delle vittime confermate a tre, con un totale di otto casi (tra confermati e sospetti) segnalati dall’Oms.

Ciò che alimenta la psicosi, oltre al numero delle vittime, è la natura subdola del virus stesso. A differenza di altri patogeni, l’Hantavirus delle Ande possiede una caratteristica rara nel mondo delle zoonosi: la capacità di trasmettersi da uomo a uomo attraverso contatti molto stretti, un elemento che ha spinto le autorità a mettere in quarantena i passeggeri rimasti a bordo. L’operatore della crociera, Oceanwide Expeditions, ha cercato di rassicurare i mercati precisando che tutti i sintomatici sono già stati sbarcati in Sudafrica e nei Paesi Bassi, mentre la nave fa rotta verso Tenerife con circa cento persone a bordo, ufficialmente asintomatiche ma sottoposte a monitoraggio costante.

Psicosi e contestazioni: il fantasma del Covid agita i porti canari

L’arrivo imminente della MV Hondius nelle isole Canarie, previsto tra sabato e domenica, ha fatto riaffiorare sulla terraferma il trauma delle grandi epidemie del passato. Sebbene il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Istituto Superiore di Sanità abbiano ribadito all’unisono che il rischio per la popolazione generale rimane “molto basso” – il virus non è aeroportato come l’influenza – il timore di una ripetizione degli errori del 2020 è troppo radicato per essere placato da semplici comunicati stampa.

A Tenerife, la tensione è palpabile. I lavoratori portuali, pur comprendendo la necessità di assistere i naufraghi, hanno minacciato il blocco dell’infrastruttura di Granadilla, lamentando una sorta di “informativa zero” da parte delle autorità portuali e governative. “Quello che ci preoccupa è che siamo lavoratori che trascorrono del tempo nei porti – ha dichiarato la portavoce Elena Ruiz, raccolta dall’emittente Tve – Eravamo già in lockdown a causa del coronavirus, quindi la gente è allarmata”. La paura, in sostanza, non è tanto il virus in sé – che richiede un contatto diretto con fluidi di roditori infetti o con persone malate in fase acuta – ma la percezione di impotenza della macchina organizzativa di fronte a una nuova emergenza.

Le trattive politiche hanno portato a un compromesso che sa di resa: la nave non attraccherà in banchina, ma rimarrà alla fonda al largo. I passeggeri verranno traghettati a terra con mezzi speciali e immediatamente incapsulati in pullman diretti all’aeroporto, da dove verranno rimpatriati. Un piano studiato nei dettagli per azzerrare il contatto con la popolazione locale, ma che non ha impedito al presidente delle Canarie, Fernando Clavijo, di esprimere tutto il suo disappunto per la gestione accentrata della crisi, lamentando la scarsa comunicazione con il governo centrale.

Le indagini e le vittime fuori bordo

Mentre la diplomazia sanitaria tenta di gestire l’emergenza in mare aperto, le indagini epidemiologiche si concentrano sull’elemento scatenante. Gli investigatori sospettano che il contagio possa essere avvenuto prima ancora dell’imbarco, durante un’escursione di birdwatching vicino a Ushuaia, un’area caratterizzata dalla massiccia presenza di roditori selvatici portatori del virus. Questo particolare non solo sposta l’attenzione sulla prevenzione territoriale, ma evidenzia la difficoltà di tracciare un patogeno dai tempi di incubazione lunghi – che può arrivare a sei settimane.

A gettare benzine sul fuoco dell’allarme, inoltre, ci pensano i cosiddetti casi “satelliti”. Una hostess della compagnia aerea Klm è stata ricoverata in Olanda dopo aver mostrato sintomi lievi: la donna era entrata in contatto con la passeggera olandese deceduta, quella stessa che era stata rifiutata a bordo di un volo da Johannesburg ad Amsterdam il 25 aprile a causa del suo stato di salute già compromesso. Si tratta di una catena di contatti che dimostra la capacità di esportazione del rischio anche fuori dal contesto navale, sebbene le autorità continuino a escludere scenari epidemici diffusi in Europa, dove il serbatoio animale del virus “Andes” non esiste.

In questo clima di riaccensione dei riflettori mediatici, rinvengono vigore anche i “soliti noti” del dibattito scientifico italiano. Se da un lato gli enti come l’Iss cercano di fare chiarezza – spiegando che non esiste una terapia specifica e che la gestione è solo di supporto intensivo – dall’altro le voci di noti virologi, da Bassetti a Burioni, tornano a riempire i talk show con valutazioni che oscillano tra il rassicurante e il catastrofico. Il rischio, in questa narrazione confusa, è che la realtà oggettiva dei fatti – tre morti su una nave, nessuna emergenza nazionale – venga soffocata dalla semplice voglia di rivivere il brivido dell’apocalisse sanitaria.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.