Sfruttamento e caporalato nelle Langhe: un'indagine rivela la dura realtà
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Redazione Interno
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Nelle rinomate Langhe, patria di numerose Doc e Docg, tra cui Barolo e Asti, emerge un quadro inquietante di sfruttamento lavorativo. Secondo le testimonianze di alcuni braccianti agricoli raccolte dal quotidiano La Repubblica del 12 luglio, i lavoratori sono costretti a condizioni di vita e di lavoro estreme.
Condizioni di lavoro
I braccianti sono pagati appena 5 euro l'ora per lavorare anche oltre dieci ore nei vigneti. Inoltre, sono costretti a vivere in condizioni di sovraffollamento, dormendo su una branda in una sorta di prigione-tugurio con una ventina di persone, al prezzo di 500 euro al mese.
Violenza e intimidazioni
Le condizioni di lavoro sono aggravate da minacce e violenze fisiche, anche con spranghe, se si prova semplicemente a chiedere un piccolo aumento. Questo quadro di sfruttamento è emerso dalle indagini che, in Piemonte, hanno portato agli arresti di tre persone accusate di sfruttamento del lavoro e di caporalato.
Reazioni e controlli
In risposta a queste rivelazioni, il ministro Lollobrigida ha annunciato maggiori controlli. Inoltre, i sindacati hanno organizzato una manifestazione "contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo nelle Langhe e nel Roero" ad Alba per martedì 16 luglio, invitando la cittadinanza albese, le istituzioni, i produttori agricoli, le organizzazioni datoriali, sociali, politiche del territorio a partecipare in difesa della dignità delle persone, del lavoro buono e giusto e della legalità.
Riflessioni finali
Questo territorio, patrimonio Unesco, dove una bottiglia di vino può valere centinaia di euro, non può tollerare una tale pubblicità negativa. Gli stessi abitanti non se lo meritano. È necessario intervenire una volta per tutte per porre fine a queste pratiche di sfruttamento. La terra deve dare buoni frutti. Per tutti.




