Salari in affanno, Boeri indica la via: "Intervenire su contratti e fisco"
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Redazione Interno
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Un divario persistente, che si misura in punti percentuali e in potere d'acquisto eroso, separa la crescita delle retribuzioni dalla corsa dell'inflazione. Secondo gli ultimi dati, che coprono l'arco di un decennio fino al 2024, i compensi medi nel settore privato, fatta eccezione per il lavoro domestico, hanno segnato un aumento nominale del 14,7%, mentre quelli del pubblico impiego si sono fermati all'11,7%. Cifre che, se paragonate all'impennata dei prezzi al consumo – stimata in circa il 20% nello stesso periodo –, disegnano un panorama di sostanziale stasi, come lo ha definito l'Inps, con le fasi più critiche concentrate negli anni 2022 e 2023. È in questo contesto, segnato da una perdita cumulata di nove punti rispetto al carovita tra il 2019 e il 2024, che si inserisce l'analisi di Tito Boeri, il quale individua nei contratti collettivi e nella struttura dell'Irpef i due principali ambiti su cui agire per invertire la rotta.
Nonostante il 2024 abbia fatto registrare un timido segnale di inversione, con gli aumenti contrattuali che hanno superato di qualche punto il tasso d'inflazione, il recupero rispetto agli anni della pandemia appare ancora lungo e complesso. Le cause di questa stagnazione, come evidenziato da varie analisi, affondano le radici in dinamiche profonde e consolidate, che vanno ben al di là della congiuntura economica più recente. Si tratta di macigni, per usare un'espressione che circola negli ambienti specialistici, che rendono il mercato del lavoro italiano poco reattivo agli shock esterni e che finiscono per scaricare sui dipendenti, sia pubblici che privati, l'onere maggiore dell'aggiustamento. Una situazione, questa, che ha naturalmente alimentato il dibattito sindacale, spingendo alcune rappresentanze a rivendicare con forza meccanismi di ricontrattazione più frequenti e stringenti, capaci di tutelare il potere d'acquisto in maniera quasi automatica.
La proposta avanzata da Boeri, dunque, tocca due pilastri cruciali. Da un lato, il sistema della contrattazione collettiva, che deve garantire aumenti salariali non solo nominali ma reali, colmando con tempestività il gap creato dall'inflazione; dall'altro, l'architettura del prelievo sui redditi delle persone fisiche, la cui progressività potrebbe essere rimodulata per alleggerire il carico fiscale sulla parte media e medio-bassa delle retribuzioni. Si tratterebbe, in sostanza, di un'azione combinata che agisce sia sulla componente lorda dello stipendio, attraverso la negoziazione, sia su quella netta, tramite l'intervento del legislatore in materia fiscale. Un approccio duplice, che cerca di sciogliere il nodo da entrambe le estremità della fune, consapevole che un intervento unilaterale rischierebbe di essere poco efficace.




