Pirelli e Sinochem, lo scontro sulla governance: accuse incrociate e proposte "squilibrate"
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Redazione Economia
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Mentre le trattative tra Pirelli e Sinochem naufragano, le parti si scambiano accuse ufficiali, ciascuna difendendo la propria posizione con toni sempre più aspri. Marco Polo International Italy, la società veicolo attraverso cui Sinochem controlla il 37% del gruppo milanese, ha respinto le proposte avanzate da Pirelli e Camfin – la holding guidata da Marco Tronchetti Provera, che detiene il 26,4% e punta a salire al 29% – definendole "potenzialmente dannose per Pirelli" e "gravemente inique", oltre che sbilanciate a vantaggio di Camfin a discapito degli altri azionisti.
La replica del management di Pirelli, che nella nota di ieri ha ribadito l’assoluta legittimità delle proposte, è arrivata senza mezzi termini: quelle soluzioni, necessarie per superare gli ostacoli normativi negli Stati Uniti, erano "nell’interesse della società e rispettose di tutti gli azionisti". Un punto cruciale, considerando che l’espansione oltreoceano – dove le autorità vigilano sugli assetti societari ritenuti sensibili – rappresenta una priorità strategica per il gruppo della Bicocca, quotato nel FTSE MIB.
Le divergenze, però, sembrano ormai insanabili. Sinochem, che pure ha ribadito il proprio impegno nello sviluppo di Pirelli, non ha nascosto le perplessità su un piano che, a suo dire, creerebbe "conflitti di interesse". Da parte sua, Camfin ha bollato come "prive di fondamento" le critiche mosse dai cinesi, in un braccio di ferro che rischia di rallentare le operazioni societarie.




