L’ammaraggio da record di Starship V3: il razzo di SpaceX galleggia ancora nell’oceano dopo cinque giorni

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notizia, che ha dell'incredibile se si considera la violenza fisica a cui sono sottoposti questi giganti dell'acciaio e dei propellenti criogenici, arriva direttamente da una foto condivisa dall'azienda aerospaziale di Elon Musk. SpaceX, a distanza di cinque giorni dal lancio del suo colossale veicolo spaziale, ha mostrato al mondo che Starship, nella sua versione V3, è ancora perfettamente a galla nelle acque dell'Oceano Indiano.

Un evento che segna un prima e un dopo per l'intero programma di esplorazione spaziale privata, dimostrando come la fluidità di un atterraggio possa fare la differenza tra un relitto sul fondo e una struttura galleggiante pronta a essere recuperata.

Il volo suborbitale e l'ammaraggio perfetto

Era il 24 luglio scorso quando, dalla base di lancio in Texas, il maestoso Starship alto 124 metri si è levato in volo seguendo una traiettoria suborbitale che lo avrebbe portato a compiere l'evoluzione più delicata della sua giovane carriera operativa: l'ammaraggio. Il razzo, nella sua configurazione V3, ha attraversato gli strati più alti dell'atmosfera per poi iniziare la discesa verso il punto prestabilito al largo della costa dell'Australia occidentale. Ciò che è accaduto in quei concitati minuti finali ha superato ogni più rosea aspettativa degli ingegneri di Hawthorne.

Il sistema di accensione dei motori per il braking burn, necessario a rallentare la caduta libera del gigante, ha funzionato con una precisione chirurgica, tanto che l'impatto con la superficie liquida è stato descritto dal team come il più morbido mai registrato nei test del programma.

Il filmato virale ripreso da un drone

A certificare la bontà della manovra, e a regalare allo stesso tempo uno spettacolo visivo di rara potenza, ci hanno pensato le immagini riprese da un drone posizionato strategicamente nella zona di ammaraggio. Il filmato, che ritrae la fase finale della discesa di Starship con un dettaglio mozzafiato, mostra il veicolo mentre si avvicina allo specchio d'acqua con una lentezza apparentemente innaturale per un oggetto di quelle dimensioni, fino a sfiorare la superficie e adagiarsi senza frantumarsi.

La sequenza, diventata immediatamente virale sui social network, documenta il Flight 13 di Starship, ovvero il tredicesimo volo di prova per il colosso spaziale voluto da Musk. Per la prima volta, infatti, il veicolo è riuscito a concludere l'intera manovra di rientro e atterraggio restando integro, sigillato e, cosa ancor più sorprendente, rimanendo a galla come una normale imbarcazione per ben cinque giorni dopo l'evento.

Il collegamento con Starlink e il futuro di Artemis III

Il successo di questa missione, tuttavia, non ha rappresentato solo un trionfo estetico o una prova di resistenza strutturale del nuovo mezzo. Dietro l'enorme visibilità mediatica generata dalle spettacolari immagini dell'ammaraggio, si celano sviluppi cruciali per il futuro della cooperazione tra il settore privato e le agenzie governative. SpaceX, infatti, ha collocato in orbita 24 satelliti Starlink con un lancio avvenuto dalla Vandenberg Space Force Base in California, a bordo di un Falcon 9 decollato dallo Space Launch Complex 4 East.

Sebbene operativamente distinto, questo lancio è strettamente legato ai dati raccolti durante la discesa di Starship. Le informazioni telemetriche e le performance dei sistemi di comunicazione durante il rientro atmosferico, testate proprio nel corso di questo volo, saranno determinanti per supportare la scelta della NASA di utilizzare i sistemi Starlink per la futura missione lunare Artemis III.

Un'integrazione, quella tra il razzo riutilizzabile e la costellazione di satelliti per internet, che si conferma sempre più strategica per gli obiettivi dell'agenzia spaziale statunitense nel programma di ritorno sulla Luna.

Un traguardo per l'ingegneria aerospaziale

Quanto accaduto lo scorso 24 luglio rappresenta quindi molto più di un esperimento riuscito. La capacità di far galleggiare un razzo di queste dimensioni dopo un rientro dallo spazio, mantenendolo intatto per giorni in un ambiente ostile come quello oceanico, offre prospettive inedite per le future missioni di recupero e riutilizzo dei componenti.

SpaceX, con questo volo di prova, ha dimostrato di aver compiuto un passo da gigante nella padronanza delle fasi di atterraggio, avvicinandosi sempre di più al sogno di disporre di un sistema completamente e rapidamente riutilizzabile per il trasporto di carichi pesanti e, un domani, di equipaggi umani verso destinazioni orbitali e interplanetarie. L'impresa, documentata da riprese aeree che sembrano uscite da un videogioco, restituisce l'idea di quanto la realtà stia ormai superando la fantascienza.

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