Gravina eletto primo vicepresidente Uefa, Ceferin lo definisce «grande dirigente»
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Redazione Sport
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Gabriele Gravina, già membro del comitato esecutivo Uefa dal 2021, non solo è stato riconfermato per un nuovo quadriennio, ma ha ottenuto un ulteriore passo in avanti: la nomina a primo vicepresidente, ruolo che lo colloca come il più diretto collaboratore di Aleksander Ceferin. L’elezione, avvenuta durante il quarantanovesimo congresso ordinario a Belgrado, sancisce un rafforzamento dell’influenza italiana all’interno dell’organismo europeo, con Gravina che ha raccolto 48 voti, piazzandosi al secondo posto insieme al tedesco Hans-Joachim Watzke e preceduto di misura dall’olandese Frank Paauw, che ne ha ottenuti 49.
Ceferin, nel proporlo per la carica di vice, non ha risparmiato elogi: «È un grande dirigente», ha dichiarato, sottolineando come la sua esperienza e la capacità di mediazione siano fondamentali in un momento in cui il calcio continentale cerca di mantenere coesione nonostante le tensioni geopolitiche. «Dove la politica costruisce muri, il nostro sport crea ponti», ha aggiunto il presidente Uefa, ribadendo una visione che punta a trasformare il football in uno strumento di unione.
Per Gravina, che guida la Figc dal 2018, si tratta di un riconoscimento che va oltre la sfera personale, come lui stesso ha tenuto a precisare: «Questa elezione premia il contributo dell’Italia al calcio europeo». Un contributo che, negli ultimi anni, ha visto il nostro Paese protagonista non solo a livello di risultati sportivi – con la vittoria agli Europei del 2021 e il ritorno in Champions dopo anni di assenza per diverse squadre – ma anche nella gestione di temi delicati, dagli stadi alla lotta al doping.
La carica comporta responsabilità aggiuntive, a cominciare dalla partecipazione attiva nelle decisioni che riguardano il futuro del calcio continentale, dai format delle competizioni alle politiche finanziarie. Gravina, che già in passato si era distinto per posizioni equilibrate su temi come il Superlega, dovrà ora bilanciare gli interessi delle grandi federazioni con quelli dei Paesi minori, in un contesto dove le divergenze economiche rischiano di acuirsi.




