Natuzzi jr e quel post contro Schlein: «Siediti su una scatola di ricci di mare»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’invito, se così si può definire, arriva dritto da un profilo social poi rivelatosi un boomerang: «Elly, per favore, siediti su una scatola di ricci di mare». A scriverlo, in inglese, è Pasquale Natuzzi jr, chief brand officer e chief creative officer del gruppo Natuzzi, nonché figlio del fondatore dell’omonima multinazionale del mobile imbottito. Il bersaglio è la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, appena uscita da una visita al presidio dei lavoratori davanti allo stabilimento di Santeramo in Colle. Dietro quell’espressione, che nella versione dialettale barese originale suona assai più cruda, si cela un sarcasmo pesante come una tagliola: l’invito a sedersi su una superficie irta di aculei, una metafora tanto visiva quanto volgare, che il diretto interessato ha poi rimosso, ma non prima che lo screenshot facesse il giro delle chat e delle bacheche.

La scintilla nella vertenza Natuzzi

Il terreno su cui scoppia la polemica è già incandescente. La segretaria dem si era presentata ai cancelli dello stabilimento pugliese per incontrare i lavoratori in mobilitazione, quelli stessi che da settimane seguono l’evolversi di una vertenza pesante come un macigno: il piano industriale presentato dall’azienda prevede infatti l’80% di cassa integrazione per circa milleottocento dipendenti, la chiusura di un impianto in Puglia e una delocalizzazione parziale della produzione in Romania. Schlein, dal canto suo, aveva chiesto formalmente di rivedere quel piano, mettendo il proprio peso politico sulla bilancia di una trattativa che coinvolge centinaia di famiglie. Ed è all’indomani di quella visita – una presenza scomoda, a giudicare dalla reazione – che Natuzzi jr ha scelto di pubblicare il suo messaggio: una frecciata a ciel sereno, poi velocemente rimossa, ma sufficiente a innescare una reazione a catena.

La replica del Pd e della Cgil: «Volgare e ingiustificato»

Dalla parte opposta dello schieramento non sono servite molte ore per alzare la voce. La prima replica è arrivata dal Partito democratico e dalla Cgil, che hanno parlato senza mezzi termini di un atto «volgare e ingiustificato». Nessuna forzatura, a loro avviso: l’immagine della scatola di ricci – che nel gergo pugliese non lascia spazio a interpretazioni ambigue – è parsa a molti un modo per delegittimare non tanto una politica, quanto la presenza stessa di un’istituzione venuta a sostenere una protesta legittima. La segretaria, dal canto suo, non ha replicato direttamente sul merito dell’insulto, lasciando che il fatto parlasse da sé: un post rimosso è pur sempre un post pubblicato, e la rapidità della cancellazione non ha cancellato l’effetto della pietra lanciata nello stagno.

Le scuse pubbliche di Natuzzi jr: «Un equivoco»

A spezzare il silenzio – o meglio, a tentare di ricucire uno strappo – ci hanno pensato le stesse parole di Pasquale Natuzzi jr, arrivate a distanza di poche ore. «Sono dispiaciuto per quanto accaduto», ha scritto il manager in una nota pubblica, precisando che si è trattato di «un pensiero personale senza considerare la possibilità di creare un equivoco sovrapponendo la mia sfera privata alle responsabilità insite nel nome che sono onorato di portare». Nel messaggio, Natuzzi jr ha ribadito il rispetto per i lavoratori dell’azienda e per le istituzioni – «a prescindere dalle diverse posizioni» – e ha richiamato il momento delicato della vertenza, che a suo dire «richiede serietà, attenzione e senso di responsabilità da parte di tutti, a partire da me». La chiusura è una scusa formale: «Continuerò a impegnarmi affinché il dialogo resti sempre rispettoso verso le istituzioni e mi scuso se il mio post di questa mattina possa aver ingenerato dubbi in tal senso». Parole che, per quanto misurate, non hanno però restituito l’immagine di una frattura ricomposta: il gesto era già stato consumato, e la scatola dei ricci – vuota o piena che fosse – aveva già fatto il suo danno.

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