Vertenza Natuzzi, dalla Puglia l’appello dopo la rottura al Mimit

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vertenza Natuzzi resta aperta dopo il fallimento del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove azienda e sindacati non hanno raggiunto un accordo al termine di una trattativa durata dieci ore. Il giorno successivo alla rottura, dalla Puglia arriva un nuovo appello a riprendere il confronto. L’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Eugenio Di Sciascio, invita le parti a ripartire da quel “99% di accordo” già raggiunto, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione che punti agli esuberi zero.

Natuzzi, la trattativa al Mimit si chiude senza accordo

Il confronto al Mimit si è concluso con una fumata nera dopo una giornata segnata da dieci ore di discussione senza pause. Sul tavolo c’era un protocollo proposto dal Ministero per il made in Italy, sul quale l’azienda Natuzzi e i sindacati avrebbero dovuto trovare una convergenza. L’intesa però non è arrivata e la trattativa si è fermata, lasciando irrisolti i nodi principali del piano di ristrutturazione del gruppo.

Secondo quanto emerso, i sindacati hanno mantenuto una posizione contraria rispetto alle chiusure e ai trasferimenti all’estero, mentre l’azienda ha confermato il proprio piano di risanamento. La mancata firma del protocollo tiene quindi aperto lo scontro sul futuro degli stabilimenti e sulla gestione dei lavoratori coinvolti. La rottura pesa perché arriva dopo un confronto lungo e costruito proprio per cercare una soluzione condivisa.

Il piano di ristrutturazione indicato dall’azienda, almeno per il momento, prosegue secondo le linee già tracciate. Tra i punti più delicati restano la chiusura di tre dei cinque stabilimenti in provincia di Bari, la riduzione della capacità produttiva e il trasferimento di parte delle attività in Romania. Sono questi gli elementi che hanno reso più difficile la convergenza e che continuano ad alimentare la preoccupazione attorno alla vertenza.

Dalla Regione Puglia l’invito a ripartire dal confronto

La Regione Puglia prova a riaprire lo spazio del dialogo dopo la rottura al Ministero. L’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio ha richiamato le parti a ripartire dal livello di intesa già raggiunto, indicato come un “99% di accordo”. Il riferimento non cancella la distanza rimasta al tavolo, ma mette al centro la possibilità di recuperare il lavoro svolto prima del fallimento della trattativa.

L’obiettivo indicato dall’assessore è una soluzione che punti agli esuberi zero, tema che nella vicenda assume un peso centrale. La richiesta di riaprire il confronto arriva in un momento in cui il piano aziendale, senza un accordo, resta confermato nelle sue linee principali. Per questo l’appello dalla Puglia si concentra sulla necessità di non disperdere il percorso già compiuto e di riportare azienda e sindacati a un tavolo comune.

La vertenza Natuzzi riguarda direttamente un pezzo rilevante del lavoro industriale in provincia di Bari, dove si trovano gli stabilimenti coinvolti dal piano. La prospettiva della chiusura di tre siti su cinque, insieme alla riduzione della capacità produttiva, rende il confronto particolarmente sensibile. Il trasferimento di parte delle attività in Romania aggiunge un ulteriore elemento di tensione, perché tocca il tema della delocalizzazione e il destino delle produzioni oggi legate al territorio.

Il racconto dei lavoratori tra fabbrica, crisi e incertezza

Dentro la vertenza ci sono anche storie personali che mostrano cosa significhi vivere la crisi dall’interno. Agata Lopane aveva 15 anni quando ha messo piede per la prima volta alla Natuzzi, senza avere ancora finito la scuola e già impegnata nel lavoro. Nel corso degli anni ha fatto un po’ di tutto, dalla produzione ai costi, dai prototipi al taglio, attraversando diverse fasi dell’azienda.

Oggi Agata Lopane ha 54 anni, è separata, ha tre figli e da 39 anni varca sempre lo stesso cancello a Santeramo in Colle. La sua storia racconta un rapporto lungo con l’azienda, vissuto come percorso di emancipazione e poi segnato dall’incertezza della crisi. Ha visto i tempi d’oro e ora si trova dentro una fase in cui la prospettiva delle chiusure e dei cambiamenti produttivi pesa sulla vita quotidiana dei lavoratori.

Il fallimento della trattativa al Mimit lascia quindi aperta una questione che non riguarda solo un piano industriale, ma anche il futuro di chi lavora negli stabilimenti coinvolti. Le posizioni restano distanti su chiusure, trasferimenti all’estero e riduzione della produzione, mentre dalla Puglia arriva la richiesta di tornare a discutere. La vertenza Natuzzi resta così sospesa tra il piano di risanamento confermato dall’azienda e la spinta a cercare un accordo che eviti gli esuberi.

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