Natuzzi, bufera su 500 esuberi. La Regione Puglia tenta l'ultima carta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel periodo dei saldi, ma anche delle grandi cessioni di stock, si consuma una svendita di altro tipo, quella di quasi cinquecento posti di lavoro. La Natuzzi, storico marchio del settore dell'arredamento con sede in Puglia, ha infatti presentato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy un piano industriare che prevede, in sostanza, la chiusura di due stabilimenti nell'area barese e il licenziamento collettivo di 479 dipendenti. Una mossa, questa, che i sindacati di categoria – Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil – hanno definito inaccettabile, soprattutto alla luce di un ventennio di crisi aziendale durante il quale, come hanno sottolineato, sono stati erogati «24 anni di ammortizzatori sociali e l'impiego di diversi milioni di euro di risorse pubbliche». Per questo, dopo l'annuncio, si sono detti pronti a mobilitarsi, sperando in una ritrattazione da parte della proprietà che, al momento, non sembra affatto profilarsi.

Il piano di rilancio che passa per i licenziamenti

Il documento consegnato al Ministero delinea un percorso di rilancio che, per essere attuato, richiederebbe secondo la società una riorganizzazione radicale, la quale passa inevitabilmente attraverso la cessazione di attività in alcuni siti produttivi nazionali e la conseguente riduzione del personale. Il numero totale degli esuberi, stando ai calcoli aziendali, salirebbe a 497 unità. Davanti a una simile prospettiva, il Mimit ha esercitato il proprio ruolo istituzionale, sollecitando l'avvio di una trattativa con le organizzazioni sindacali per esaminare, e possibilmente scovare, soluzioni alternative a quelle prospettate. È un tentativo di mediazione obbligato, quello che si apre, in un contesto dove le difficoltà strutturali dell'impresa – che perdura da almeno un ventennio – sembrano ormai schiacciare ogni altro argomento.

La reazione della Regione: un fulmine a ciel sereno

Dall'altra parte, nelle stanze della Regione Puglia, la notizia è stata accolta con amaro stupore. Leo Caroli, presidente del Comitato regionale per il monitoraggio del sistema economico produttivo e delle aree di crisi, non ha usato giri di parole, definendo l'annuncio del piano un vero e proprio «fulmine a ciel sereno». La dichiarazione, per quanto enfatica, lascia trapelare una certa sorpresa per una decisione così drastica, benché l'azienda navighi in acque agitate da tempo. La risposta politica, tuttavia, non si limita alle mere constatazioni: Caroli ha infatti annunciato l'intenzione di mettere in campo ogni sforzo per convincere la Natuzzi a mantenere e anzi aumentare la produzione nel territorio pugliese, puntando sul dialogo e sulla possibile ricerca di ulteriori fondi da destinare alla riconversione o al sostegno.

Un Natale amaro nel tessuto produttivo pugliese

Quella della Natuzzi, in realtà, non è una vicenda isolata nel panorama regionale, che in queste festività mostra il suo volto più preoccupato e conflittuale. I quasi cinquecento lavoratori del gruppo arredamento si aggiungono, infatti, a un elenco già affollato di situazioni di incertezza che attraversano la Puglia. Gli operai dell'ex Ilva di Taranto, per citare il caso più emblematico, affrontano da mesi, se non da anni, un futuro professionale nebuloso e carico di ansie. A questi si sommano le tensioni legate al rinnovo del contratto per il personale medico e infermieristico dell'importante ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo. Sono tutte vertenze aperte che, nel loro insieme, disegnano un quadro di malessere diffuso, promettendo un periodo natalizio tutt'altro che sereno per centinaia di famiglie, strette tra le legittime aspettative per le feste e le concrete preoccupazioni per il domani lavorativo.

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