Vertenza Natuzzi, accordo complessivo ancora lontano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Bari – Azienda e sindacati si sono incontrati nuovamente presso la sede della Regione Puglia, un faccia a faccia resosi necessario – come temuto da più parti – per cercare di ricomporre le profonde fratture emerse in merito alla gestione della cassa integrazione e alle misure di accompagnamento per i dipendenti, che spaziano dagli incentivi all’esodo fino al loro riassorbimento nelle aziende della filiera.

Nonostante il clima disteso, le posizioni sul piano industriale restano drammaticamente distanti; la Natuzzi, al tavolo della task force Sepac, ha infatti ribadito la volontà di trasferire il 15% delle attività attualmente operative tra Puglia e Basilicata nei propri stabilimenti situati in Romania, una mossa che rappresenta un vero e proprio spartiacque nel negoziato.

Tre spiragli, nessuna svolta

Dopo mesi di stallo, l’incontro ha prodotto almeno tre segnali di apertura, sebbene fragili. Il primo riguarda l’impegno dell’azienda a convocare d’urgenza – e comunque prima del tavolo ministeriale previsto per l’11 giugno a Roma – le rappresentanze sindacali aziendali, limitando però la discussione ai soli calendari della cassa integrazione, escludendo volutamente i temi “divisivi” della riorganizzazione produttiva.

Il secondo elemento positivo è costituito dallo stanziamento di 6 milioni di euro da parte di Natuzzi per un piano sperimentale di esodo volontario: i lavoratori che aderiranno potranno percepire un’indennità massima di 50mila euro, affiancata da un percorso formativo regionale di 400 ore (con un'indennità di frequenza di 6 euro l’ora).

Il terzo, e forse più concreto, spiraglio arriva dalla reindustrializzazione: l’azienda ha raggiunto un accordo per la cessione dello stabilimento dismesso di Ginosa a una società pugliese operante nel settore gomma-plastica, un’intesa che prevede l’assunzione immediata di 40 lavoratori provenienti dal bacino Natuzzi.

A queste prime ricollocazioni se ne potrebbero aggiungere altre 40-50, dato l’interesse manifestato da diverse realtà della filiera del mobile imbottito e dell’arredo, un interesse che Arpal Puglia si è impegnata a concretizzare attraverso un progetto dedicato di matching tra domanda e offerta.

Le preoccupazioni di De Palma

Il futuro dello storico marchio, intanto, continua ad agitare il dibattito politico. Il deputato di Forza Italia Vito De Palma ha espresso forte preoccupazione per le prospettive industriali del gruppo, sottolineando come la vicenda coinvolga oltre 1.700 famiglie dopo anni di interventi pubblici e ammortizzatori sociali finalizzati proprio a mantenere la produzione in Italia.

"Le notizie sul futuro di Natuzzi destano forte preoccupazione", ha dichiarato, auspicando un ripensamento rispetto alle decisioni annunciate e chiedendo chiarezza in vista del prossimo appuntamento al Ministero delle Imprese.

Dalla Regione Puglia, l’assessore allo Sviluppo Economico Eugenio Di Sciascio ha definito la vertenza “complessa e delicata”, riconoscendo la difficoltà del momento e le distanze ancora presenti tra le parti. “L’auspicio – ha dichiarato – è che Natuzzi possa arrivare al tavolo dell’11 giugno con un piano industriale capace di tenere insieme sostenibilità aziendale e tutela del lavoro”.

Sullo sfondo, resta la conferma del trasferimento del 15% della produzione in Romania, un nodo che i sindacati continuano a ritenere inaccettabile e che rischia di far saltare definitivamente ogni ipotesi di accordo quadro.

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