La vendetta del Sassuolo: dieci uomini e tre punti, l'Atalanta si inchina al Mapei

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è una frase, nel calcio, che spesso suona come un alibi, un modo elegante per mascherare una prestazione sottotono: “La testa era già alla prossima”. E invece, per una volta, le parole di Yunus Musah nel dopogara – quel laconico “testa al prossimo impegno” – sembrano quasi un tentativo di esorcizzare una sconfitta che, per l’Atalanta, ha il sapore amaro di un'occasione persa. I bergamaschi, reduci dall'ebbrezza europea e dalla qualificazione agli ottavi di Champions League, si sono presentati al Mapei Stadium con il vento in poppa, ma ne sono usciti con le ossa rotte. Il Sassuolo di Fabio Grosso, infatti, ha confezionato una di quelle partite che restano nella memoria dei tifosi, una prova di forza e organizzazione che ha ribaltato qualsiasi pronostico, nonostante l'inferiorità numerica per quasi tutta la durata del match.

La partita, valida per la ventisettesima giornata di Serie A, sembrava mettersi in discesa per gli uomini di Raffaele Palladino già al sedicesimo minuto. L'espulsione di Andrea Pinamonti, punito con il rosso diretto per un intervento scomposto e pericoloso ai danni di Berat Djimsiti, lasciava i padroni di casa in dieci. Un episodio che, sulla carta, avrebbe dovuto spalancare le porte della vittoria per l'Atalanta, chiamata a gestire il pallino del gioco contro un avversario ridotto in dieci. E invece, come spesso accade in questi frangenti, la reazione del Sassuolo è stata sorprendente e feroce. Lungi dall'abbattersi, la squadra di Grosso ha serrato le fila e trovato nel cinismo la sua arma migliore. Al ventitreesimo minuto, sugli sviluppi di un calcio d'angolo battuto da Armand Laurienté, la sfera è arrivata a Ismaël Koné, il quale, con una deviazione sporca ma vincente da pochi passi, ha infilato Carnesecchi e portato incredibilmente in vantaggio i neroverdi.

Nella ripresa, l'Atalanta ha provato a gettare il cuore oltre l'ostacolo, con Palladino che ha operato un triplo cambio per cercare nuove energie. Ma il Sassuolo non solo ha retto, ma ha anche trovato la forza per raddoppiare. Al sessantanovesimo minuto, ancora Laurienté ha servito Kristian Thorstvedt al limite dell'area: il norvegese ha controllato e lasciato partire un sinistro a giro che si è infilato sotto l'incrocio dei pali, una perla che ha gelato definitivamente gli ospiti. Solo all'ottantottesimo minuto, con la partita ormai agli sgoccioli, è arrivato il gol di Musah – il primo per lui in Serie A con la maglia dell'Atalanta – su cross di Zappacosta, un timbro che ha solo accorciato le distanze senza però riaprire realmente i giochi, complice anche una traversa colpita da Scalvini nei minuti di recupero su cui Arijanet Muric ha potuto solo accompagnare la palla con lo sguardo.

Fabio Grosso, nel commentare la prestazione dei suoi, ha parlato di una "partita pazzesca", sottolineando come sarebbe riduttivo fare nomi: il merito è stato di un collettivo che ha saputo soffrire e colpire con lucidità. Il tecnico ha speso parole anche per l'espulsione di Pinamonti, visibilmente abbacchiato, ma ha difeso la decisione dell'arbitro, definendola la scelta giusta. Dall'altra parte, Raffaele Palladino ha invece dovuto fare i conti con una battuta d'arresto che interrompe un filotto positivo in campionato che mancava da dicembre. Il suo "dispiace, volevamo dare continuità" è il ritratto di una delusione tangibile, acuita dal fatto che la squadra non è stata in grado di sfruttare la superiorità numerica, perdendo lucidità e soprattutto subendo la seconda rete in un momento cruciale della partita.

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