Borse europee in rimbalzo nel giorno delle “quattro streghe”, affonda ancora Inwit
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Redazione Economia
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Dopo i ribassi della vigilia, che avevano trovato origine nell’effetto congiunto di un rally dei prezzi energetici e nelle avvertenze delle banche centrali sui rischi legati al conflitto in Iran, le Borse del Vecchio Continente provano a voltare pagina nell’ultima seduta della settimana. L’avvio si presenta in cauto rialzo, complice quel raffreddamento dei prezzi del greggio che, dopo le tensioni delle ore precedenti, restituisce un po’ di respiro agli investitori. Non è un caso, in questo contesto, che la sessione coincida con il cosiddetto giorno delle “quattro streghe”, quella data fatidica in cui la contemporanea scadenza di future e opzioni su indici e azioni amplifica la volatilità, rendendo ogni movimento tecnico ancora più significativo.
Il respiro degli energetici e le ripercussioni sull’azionario
A dare fiducia ai listini, in particolare a Milano dove l’indice Ftse Mib cerca di risalire la china, è la flessione delle materie prime strategiche. Il Brent, che nei giorni scorsi aveva toccato picchi impressionanti sfiorando i 120 dollari al barile a seguito delle tensioni geopolitiche, oggi si attesta intorno ai 107 dollari, un livello che, seppur elevato, allenta la morsa speculativa. Parallelamente, il gas naturale alla Borsa di Amsterdam – il Ttf – torna sotto la soglia dei 60 euro al megawattora, un dato che alleggerisce le pressioni sulle utility e, più in generale, sul caro bollette. Nonostante le tensioni in Medio Oriente rimangano alte, le dichiarazioni provenienti da Israele e gli annunci sugli sforzi congiunti per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz hanno contribuito a smorzare la corsa dell’oro nero.
Il crollo di Inwit tra guidance tagliate e conflitti societari
In questo quadro di rimbalzo generalizzato, spicca tuttavia la contro-tendenza di un Titolo specifico: Inwit. La società, attiva nelle infrastrutture wireless, continua a segnare il passo, registrando una delle performance peggiori della giornata con una flessione di circa il 2,75% nei primi scambi. Il forte ribasso, che si inserisce in un trend negativo già emerso nella seduta precedente, non è legato ai movimenti macroeconomici, ma a una dinamica interna al settore delle telecomunicazioni. Il Consiglio di amministrazione della società ha infatti rivisto al ribasso le guidance per il 2026 e le prospettive di medio termine, un aggiustamento reso necessario dalla crescente conflittualità con gli anchor tenant, ossia i clienti principali.
L’elemento scatenante è l’accordo, sebbene non vincolante, siglato tra Tim e la cordata Fastweb+Vodafone per la costruzione e gestione di nuove torri per la telefonia mobile in Italia; un progetto, quest’ultimo, che prevede la realizzazione di migliaia di nuovi siti e che Inwit valuta in contrasto con gli accordi quadro (Master service agreement) in essere. Di fronte a una strategia negoziale percepita come “pressione” da parte dei grandi clienti, l’azienda è stata costretta a ridimensionare le proprie ambizioni di crescita, comunicando al mercato una revisione dei target finanziari che ha inevitabilmente penalizzato il titolo.
Il raffreddamento del greggio e le performance settoriali
Se Inwit rappresenta la nota dolente, il resto del paniere principale mostra segnali di resilienza. Il petrolio in calo ha un effetto diretto sui listini, sebbene si registrino ancora performance contrastanti nel comparto energetico. Eni, ad esempio, ha oscillato nella fase iniziale della seduta, risentendo del calo del prezzo del barile, mentre Leonardo e Diasorin hanno mostrato movimenti meno marcati. Il sentiment positivo, alimentato dalla tregua sui prezzi dell’energia, ha favorito una riscossa per molti titoli industriali e finanziari, che nei giorni precedenti avevano subito le perdite più pesanti a causa dei timori inflazionistici. La dinamica odierna conferma, insomma, la stretta correlazione tra l’andamento delle materie prime e la direzione intrapresa dagli indici, una relazione che in questa fase di tensioni geopolitiche si fa ancora più stringente.




