Snam punta 14 miliardi sul potenziamento della rete, nel piano di Scornajenchi al 2030 flessibilità e sicurezza energetica fanno la partita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il primo piano industriale firmato da Agostino Scornajenchi, amministratore delegato di Snam, piazza al centro del progetto per il prossimo quinquennio una cifra che colpisce per l'entità, quattordici miliardi di euro, e per il messaggio che veicola in un momento in cui le tensioni geopolitiche, con la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca e il conseguente inasprirsi del conflitto in Medio Oriente, tornano a mettere pressione sugli approvvigionamenti. La società che gestisce la rete nazionale dei gasdotti ha presentato alla comunità finanziaria il proprio piano strategico 2026-2030, un documento che poggia su una convinzione precisa e più volte ribadita dal management: nel bilanciamento del sistema energetico italiano, e più in generale europeo, il vettore gassoso mantiene un ruolo insostituibile proprio lì dove si tratta di garantire quella flessibilità che, parole di Scornajenchi, rappresenta oggi la risorsa più scarsa. Non si tratta, e lo si capisce dalla destinazione delle risorse, di una mera prosecuzione del passato, quanto piuttosto di un disegno che prova ad integrare funzioni diverse, dalla digitalizzazione delle reti allo sviluppo di vettori alternativi come l'idrogeno e la cattura della CO2, senza però mai perdere di vista il core business rappresentato dal trasporto e dallo stoccaggio del gas naturale.

L'architrave del piano, che vede un incremento del 10% delle risorse rispetto al precedente, è rappresentato dai 9,2 miliardi di euro destinati al potenziamento e alla manutenzione della rete di trasporto, il cuore pulsante dell'infrastruttura nazionale che richiede interventi continui per aumentarne resilienza e capacità. A questi si aggiungono 2,1 miliardi per lo sviluppo degli stoccaggi, un segmento divenuto strategico dopo le crisi degli ultimi anni per la capacità di garantire riserve nei momenti di picco della domanda o in caso di interruzione delle forniture. C'è poi una posta da un miliardo interamente dedicata all'innovazione tecnologica digitale ed energetica, un ambito che Snam considera cruciale per aumentare l'efficienza operativa e per rendere il sistema più intelligente e reattivo, e nella cui scia si colloca anche la ricerca attiva di startup con cui collaborare. Significativo, seppur di dimensioni minori rispetto ai capitoli principali, anche l'investimento di 800 milioni per il progetto di cattura e stoccaggio della CO2 a Ravenna e i 200 milioni per avviare lo sviluppo della dorsale nazionale dell'idrogeno, tecnologie che guardano al futuro ma che per ora, nei numeri, restano una scommessa da coltivare.

Una strategia per gradi tra bollette e tensioni internazionali

La presentazione del piano avviene in un contesto internazionale che non può essere ignorato, con il conflitto innescato dall'offensiva americana contro l'Iran che getta ombre lunghe sul mercato energetico. Proprio nei giorni in cui Snam delineava i propri impegni, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, convocava a Palazzo Chigi i vertici di Eni e della stessa Snam, Scornajenchi incluso, per ottenere una mappatura rapida dell'impatto della guerra sulle forniture di gas e petrolio, una preoccupazione concreta che si traduce nella necessità di proteggere imprese e famiglie da possibili rincari delle bollette. In questo quadro, le parole dell'amministratore delegato di Snam assumono un peso specifico maggiore: Scornajenchi ha voluto chiarire che, allo stato attuale, le infrastrutture della società non risultano direttamente interessate dal conflitto e che le scorte italiane, con gli stoccaggi pieni al 45 per cento e comunque in linea con le medie europee, garantiscono una copertura che arriva almeno fino alla fine del mese di marzo. Una rassicurazione che non cancella la volatilità del quadro, ma che prova a tenere separate le prospettive di sviluppo industriale dall'emergenza contingente, per quanto grave essa sia.

Conti in salute e rotazione degli asset a supporto della crescita

A dare gambe al piano, e a giustificare la fiducia con cui Snam si muove, ci sono i numeri del bilancio 2025, chiuso con risultati che hanno superato le stesse previsioni del gruppo. L'utile netto adjusted si è attestato a 1.422 milioni di euro, in crescita del 10,3 per cento rispetto all'anno precedente, mentre l'Ebitda adjusted è salito a 2.969 milioni, un +7,8 per cento trainato soprattutto dall'incremento dei ricavi regolati e dall'ingresso nel perimetro aziendale di nuovi asset come il terminale Fsru di Ravenna. La base solida dei conti, unita a un indebitamento finanziario netto di 17,5 miliardi inferiore alla guidance rivista, consente al management di guardare con relativa tranquillità agli impegni futuri, anche se l'aumento dell'aliquota Irap per il settore energetico, previsto dal decreto Energia approvato dal governo a febbraio, potrebbe tradursi in un aggravio stimato in circa 40 milioni di euro annui per il 2026 e il 2027. Per finanziare la mole di investimenti senza appesantire eccessivamente la struttura finanziaria, Snam ha messo a punto un programma di asset rotation da 3 miliardi di euro: l'idea è quella di dismettere partecipazioni considerate non strategiche, come il 21,4 per cento detenuto in De Nora, per raccogliere 1,6 miliardi e reinvestirne 1,2 in acquisizioni selettive mirate ad aree ad alto potenziale, magari nei Balcani o in Nord Africa, rafforzando così l'esposizione in business ritenuti centrali per lo sviluppo futuro.

Il dividendo e la scommessa sull'integrazione energetica

Per gli azionisti, la rotta tracciata dal nuovo piano prevede una conferma della politica dei dividendi, con una crescita annua del 4 per cento fino al 2030 e un payout massimo fissato all'80 per cento dell'utile netto adjusted. Una scelta che premia la continuità e che, in un periodo di tassi d'interesse ancora significativi, prova a mantenere attrattivo il Titolo per gli investitori alla ricerca di rendimenti stabili. Al di là dei numeri, ciò che emerge con chiarezza dalle parole di Scornajenchi è un cambio di prospettiva: dall'idea di una mera transizione energetica, che per anni ha dominato il dibattito pubblico e le strategie aziendali, si passa al concetto di integrazione energetica, un approccio che cerca di mettere a sistema gas naturale, rinnovabili, nuove tecnologie e infrastrutture digitali in una combinazione complessa. È una visione che, se da un lato tiene saldamente ancorato Snam al suo ruolo storico di gestore delle reti del gas, dall'altro prova a proiettarla in un futuro dove la sicurezza nazionale, declinata in chiave energetica, si giocherà sempre più sulla capacità di rendere flessibile e interconnesso un sistema in continua evoluzione, con l'obiettivo dichiarato di far crescere la RAB tariffaria a un tasso medio annuo del 5,7 per cento, fino a raggiungere i 34,5 miliardi nel 2030.

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